Art. 570 cp - Violazione degli obblighi di assistenza familiare

Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all'ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 a euro 1.032. (1)

 Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:

1) malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge;

2) fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato è commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma.

Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto è preveduto come più grave reato da un'altra disposizione di legge.

(1) Comma così modificato dall’art. 93, comma 1, lett. o), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

 

Testi per l'approfondimento

 

La violazione degli obblighi di assistenza familiare, M. Sabina Lembo, Youcanprint, 2013

La violazione degli obblighi di assistenza familiare

Abuso e violenza in famiglia nel diritto civile internazionale e penale, Fierro Cenderelli Fabrizia, CEDAM, 2006

Abuso e violenza in famiglia nel diritto civile internazionale e penale 10113

Violazione degli obblighi di assistenza familiare, Roberto Carrelli Palombi, Utet Giuridica, 2007

Violazione degli obblighi di assistenza familiare

Illeciti nei rapporti di famiglia e responsabilità civili, Alessio Anceschi, Maggioli Editore, 2012

Illeciti nei rapporti di famiglia e responsabilità civili

Esecuzione dei provvedimenti del giudice nel diritto di famiglia, Giuseppe Cassano, Giacomo Oberto, Maggioli Editore, 2015

Esecuzione dei provvedimenti del giudice nel diritto di famiglia

Inadempimenti nella separazione e divorzio, Giuseppe Cassano e Katia Mascia, Maggioli Editore, 2009

Inadempimenti nella separazione e divorzio

 

Corsi professionali

Mediazione penale, minorile, familiare e sociale

La società di e-learning ICOTEA mette a disposizione degli iscritti il master online in Mediazione penale, minorile, familiare e sociale. Il corso è accessibile agli appartenenti ai diversi ordini professionali che vogliono specializzarsi nella risoluzione delle situazioni conflittuali famigliari. A tal fine all’interno del corso sono inseriti moduli che riguardano appositamente le varie fattispecie di reato endo-familiare e la tutela delle vittime.

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Le fattispecie penali rilevanti in materia di violenza familiare

AFAP Associazione per la formazione e l’aggiornamento professionale propone attualmente il corso telematico in materia di reati di violenza in ambito famigliare. Le lezioni sono curate dall’Avv. G. Starace, avvocato del Foro di Bari e Vicepresidente della Camera Penale di Bari. Agli iscritti vengono proposti gli insegnamenti in materia di Tutela della famiglia e Delitti contro l’assistenza famigliare.

La tutela della persona offesa da reato endofamiliare

Associazione Nazionale Forense, ANF, in collaborazione con Uniforense e Uni.Riz. Innovazione Forense ha organizzato nel 2018 presso la sede di Roma, il corso online in materia di tutela della persona offesa da reato endofamiliare. Durante il corso, che sarà tenuto da Avv. M. Lepri, Consigliere segretario ANF Roma, e D.ssa Maria Mosetti, Magistrato presso il Tribunale Penale di Roma, verrà messa in risalto la particolare importanza nel processo penale dei reati endofamiliari, l’esame dibattimentale della persona offesa e la tutela per essa prevista dal D. Lgs 212/2015. 



Cassazione penale 5236/2020 l’accordo dei coniugi esclude il reato ex art. 570 cp

Non è configurabile il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio di cui all'art. 570-bis c.p. qualora l'agente si sia attenuto agli impegni assunti con l'ex coniuge per mezzo di un accordo transattivo modificativo delle statuizioni patrimoniali contenute nella sentenza di divorzio, ancorché non omologato dall'autorità giudiziaria modificativo delle statuizioni sui rapporti patrimoniali contenute in un precedente provvedimento giudiziario. Cassazione penale sentenza 7 febbraio 2020, n. 5236.

Cassazione penale 49979/2019 l'incapacità economica dell'obbligato deve essere assoluta

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l'incapacità economica dell'obbligato, intesa come impossibilità di far fronte agli adempimenti sanzionati dall'art. 570 cod. pen., deve essere assoluta e deve altresì integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti che non può ritenersi dimostrata sulla base della mera documentazione dello stato formale di disoccupazione dell'obbligato. (Fattispecie in cui la Corte ha confermato la sentenza di condanna ritenendo che l'impossibilità ad adempiere era stata correttamente esclusa a fronte dell'accertato rifiuto dell'obbligato di svolgere attività lavorativa). Cassazione penale, sentenza n. 49979 del 10 dicembre 2019.

Cassazione penale 2381/2017 condizioni per la scriminante dell’inadempimento determinato dallo stato di detenzione

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare mediante l'omesso versamento delle somme stabilite dal giudice della separazione per il mantenimento dei figli minori, lo stato di detenzione dell'obbligato può configurarsi quale scriminante a condizione che: 1) il periodo di detenzione coincida con quello dei mancati versamenti; 2) l'obbligato non abbia percepito comunque dei redditi; 3) lo stesso si sia attivato per procurarsi legittimamente dei proventi presentando all'amministrazione penitenziaria la domanda per essere ammesso al lavoro all'interno o all'esterno del luogo di detenzione. Cassazione penale Sez. VI Sent., 15/12/2017, n. 2381.

Cassazione penale 11565/2017 prestazione di garanzie patrimoniali non seguite da adempimento

È configurabile il reato di violazione dell'obbligo di assistenza familiare di cui all'art. 570, comma secondo n. 2, cod. pen., nel caso in cui il genitore obbligato si limiti a prestare garanzie patrimoniali, per debiti contratti nell'interesse del minore, non seguite da un effettivo adempimento mediante esborso delle somme dovute. Cassazione penale Sez. III Sent., 14/11/2017, n. 11565.

Cassazione penale 24050/2017 distinzione rispetto all'inadempimento dell'obbligo di manutenzione stabilito dal giudice civile 

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 570, comma secondo, n. 2, cod. pen., nell'ipotesi di corresponsione parziale dell'assegno stabilito in sede civile per il mantenimento, il giudice penale deve accertare se tale condotta abbia inciso apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato è tenuto a fornire ai beneficiari, tenendo inoltre conto di tutte le altre circostanze del caso concreto, ivi compresa la oggettiva rilevanza del mutamento di capacità economica intervenuta, in relazione alla persona del debitore, mentre deve escludersi ogni automatica equiparazione dell'inadempimento dell'obbligo stabilito dal giudice civile alla violazione della legge penale. Cassazione penale Sez. II Sent., 10/02/2017, n. 24050.

Cassazione penale 2666/2016 inapplicabilità dell’art. 570 cp nel caso di cessazione della convivenza

In tema di reati contro la famiglia, il reato di omesso versamento dell'assegno periodico previsto dell'art.12 sexies legge 1 dicembre 1970, n. 898 (richiamato dall'art. 3 della legge 8 febbraio 2006 n. 54) è configurabile esclusivamente nel caso di separazione dei genitori coniugati, ovvero di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, mentre, nel caso di violazione degli obblighi di natura economica derivanti dalla cessazione del rapporto di convivenza può configurarsi il solo reato di cui all'art.570, comma secondo, n.2, cod.pen. Cassazione penale Sez. VI Sent., 07/12/2016, n. 2666.

Cassazione penale 48548/2016 le fonti di reddito improduttive determinano stato di bisogno

Ai fini della configurabilità del reato di omessa corresponsione dell'assegno di mantenimento in favore del coniuge, previsto dall'art. 570 cod. pen., è necessaria la sussistenza dello stato di bisogno della persona offesa, che, pertanto, deve essere oggetto di specifica dimostrazione; ne consegue che l'accertata disponibilità da parte della P.O. di una fonte di reddito non produttiva, (nella specie un bene immobile non concesso in locazione), costituisce elemento idoneo ad elidere tale requisito, salvo che non risulti che la sua improduttività non sia ascrivibile ad una libera scelta della persona offesa ovvero che il reddito ricavabile, per la sua esiguità, non sia, comunque, sufficiente ad eliminare lo stato di bisogno. Cassazione penale Sez. VI, 29/09/2016, n. 48548.

Cassazione penale 41697/2016 l’incapacità di adempiere per indisponibilità dei mezzi economici configura scriminante

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l'indisponibilità da parte dell'obbligato dei mezzi economici necessari ad adempiere si configura come scriminante soltanto se perdura per tutto il periodo di tempo in cui sono maturate le inadempienze e non è dovuta, anche solo parzialmente, a colpa dell'obbligato. Cassazione penale Sez. VI Sent., 15/09/2016, n. 41697 (rv. 268301)

Cassazione penale 29161/2016 il reato si consuma nell’effettiva dimora dell'avente diritto

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare si consuma nel luogo di effettiva dimora dell'avente di diritto alla prestazione. Cassazione penale Sez. VI, 13/05/2016, n. 29161.

Corte costituzionale 220/2015 non fondatezza della questione di legittimità sulla rilevabilità d’ufficio

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 12-sexies della legge 1° dicembre 1970, n. 898, aggiunto dall'art. 21 della L. n. 74/1987, impugnato in riferimento all'art. 3 Cost., nella parte in cui - nel disporre che al coniuge che si sottrae all'obbligo di corresponsione dell'assegno dovuto a titolo di contributo al mantenimento di un figlio minore, si applicano le pene previste dall'art. 570 c.p.- non stabilisce per tale reato, come interpretato dal diritto vivente, la procedibilità a querela. I tertia comparationis evocati dal giudice rimettente - specificamente artt. 388, co. 2, e 570 c.p., nonché art. 6 legge n. 154 del 2001 - presentano elementi differenziali tali da non rendere automatica la richiesta estensione del regime di perseguibilità a querela alla figura criminosa considerata. Parimenti essi non consentono di ritenere valicato il limite dell'ampia discrezionalità di cui il legislatore fruisce nella scelta del regime di procedibilità dei reati. Ad esso spetterà, comunque, ricomporre eventuali disarmonie presenti nel sistema delle incriminazioni relative ai rapporti familiari, sulla base di una ponderata valutazione degli interessi coinvolti.  Corte cost., 05/11/2015, n. 220.

Cassazione penale 49465/2015 va esclusa l’automatica equiparazione del reato all’illecito civile

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 570, comma secondo, n. 2, cod. pen., mentre deve escludersi ogni automatica equiparazione dell'inadempimento dell'obbligo stabilito dal giudice civile alla violazione della legge penale, il giudice deve accertare, anche nell'ipotesi di integrale corresponsione dell'assegno stabilito per il mantenimento, se la condotta dell'imputato abbia inciso apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che lo stesso è tenuto a fornire ai beneficiari. Cassazione penale Sez. VI, 10/11/2015, n. 49465.

Cassazione penale 45462/2015 il reato ex art. 570 cp ha natura permanente

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui all'art. 570, comma secondo, n. 2, cod. pen., è reato permanente, che non può essere scomposto in una pluralità di reati omogenei, essendo unico ed identico il bene leso nel corso della durata dell'omissione, ne deriva che le cause di estinzione del reato operano non in relazione alle singole violazioni, ma solo al cessare della permanenza, che si verifica o con l'adempimento dell'obbligo eluso o, in difetto, con la pronuncia della sentenza di primo grado. Cassazione penale Sez. VI, 20/10/2015, n. 45462.

Cassazione penale 44683/2015 modesta entità del contributo non è causa di non punibilità

Quando si procede per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, la modesta entità del contenuto dell'obbligo contributivo imposto e non adempiuto non è di per sè sufficiente a configurare la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto, avendo rilievo, a tal fine, le modalità e la durata della violazione. Cassazione penale Sez. VI, 15/09/2015, n. 44683.

Cassazione penale 53607/2014 la minore età dei discendenti determina condizione di bisogno

In materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare, la minore età dei discendenti, destinatari dei mezzi di sussistenza, rappresenta "in re ipsa" una condizione soggettiva dello stato di bisogno, che obbliga i genitori a contribuire al loro mantenimento, assicurando i predetti mezzi di sussistenza; ne deriva che il reato di cui all'art. 570, comma secondo, cod. pen., sussiste anche quando uno dei genitori ometta la prestazione dei mezzi di sussistenza in favore dei figli minori o inabili, ed al mantenimento della prole provveda in via sussidiaria l'altro genitore. Cassazione penale Sez. VI, 20/11/2014, n. 53607.

Cassazione penale 41828/2014 irrilevante il conflitto di interessi tra genitori e curatore speciale

Ai fini dell'esercizio del diritto di querela da parte del curatore speciale, non assume alcun rilievo il conflitto di interessi tra i genitori della persona offesa (minore o inferma di mente), in quanto l'unico possibile conflitto di interessi previsto dall'art. 121 cod. pen. è quello tra il curatore speciale e la persona rappresentata e non quello tra il rappresentante-curatore speciale ed altri soggetti, come l'imputato. Cassazione penale Sez. VI, 10/06/2014, n. 41828.

Cassazione penale 24644/2014 dolo generico per il reato ex art. 570 cp

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui all'art. 570, secondo comma, n. 2 cod. pen. è a dolo generico, non essendo necessario per la sua realizzazione che la condotta omissiva venga posta in essere con l'intenzione e la volontà di far mancare i mezzi di sussistenza alla persona bisognosa. Cassazione penale Sez. VI Sent., 08/05/2014, n. 24644.

Cassazione penale 51499/2013 il termine di prescrizione coincide con la cessazione della permanenza

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare è reato permanente che si protrae unitariamente per tutto il periodo in cui perdura l'omesso adempimento, con la conseguenza che, anche con riferimento alla fase iniziale della condotta illecita, il termine di prescrizione inizia a decorrere dalla cessazione della permanenza, coincidente con il sopraggiunto pagamento o con l'accertamento della responsabilità nel giudizio di primo grado. Cassazione penale Sez. VI, 04/12/2013, n. 51499.

Cassazione penale 6297/2011 l'art. 570 cp, comma secondo, costituisce una fattispecie autonoma

Il reato di cui all’art. 570, comma secondo, cod. pen., costituisce una fattispecie autonoma di reato e non una figura circostanziata rispetto a quella contemplata nel primo comma. Ne consegue che non è possibile operare il bilanciamento con le circostanze attenuanti ex art. 69 cod. pen., accogliendo una richiesta di patteggiamento che presupponga, all’esito del giudizio di comparazione, la prevalenza delle attenuanti. Cassazione penale Sez. VI, 27/01/2011, n. 6297.



La funzione della tutela alla famiglia prevista dall’art. 570 cp

L’art. 570 cp è stato introdotto dal legislatore del 1930 per garantire maggiore tutela da parte dello Stato alla famiglia, come successivamente recepito dalla riforma del diritto di famiglia del 1975, nel rispetto delle trasformazioni sociali e culturali del paese.

Ora sono ricompresi anche i figli minori nati fuori dal matrimonio (D'ERCOLE, Famiglia di fatto, Milano, 1980).

Oggetto di tutela penale non è pertanto la famiglia in quanto tale, ma i singoli rapporti e gli specifici interessi che fanno capo ai suoi componenti (PISAPIA G.D., Delitti, contra F. MANTOVANI, Il concetto di famiglia nella giurisprudenza, 2010) e, specificamente, la protezione degli interessi materiali ed economici della famiglia.

La condotta del soggetto attivo e la natura di reato proprio

La condotta di cui al primo comma, può essere tenuta solo da chi riveste la qualità di coniuge o la potestà di genitore legittimo, adottivo o naturale. Quanto alla qualità di coniuge, essa spetta a coloro i quali abbiano contratto matrimonio avente effetti civili e pertanto la norma non si applica a chi ha contratto matrimonio religioso non trascritto, né ai conviventi more uxorio (PISAPIA G.D., Delitti contro la famiglia). Parallelamente, si applica al matrimonio contratto all'estero dal cittadino italiano, secondo la lex loci e, ai sensi dell'art. 574 ter cp, all'unione civile tra persone dello stesso sesso. La separazione, pur lasciando lo status di coniuge, è incompatibile con la condotta richiesta dal comma 1, che richiede l'abbandono del domicilio domestico.

Tre figure autonome di reato individuate dalla dottrina

Secondo la dottrina oggi maggioritaria la norma individua tre figure autonome di reato (ANTONINI, La tutela penale degli obblighi di assistenza familiare, Milano, 2007): al primo comma la violazione dei doveri relativi alla vita in comune del nucleo familiare, al secondo comma la violazione del rapporto fiduciario nascente dal vincolo di parentela a seguito delle condotte di malversazione o dilapidazione dei beni nonché la violazione del dovere di solidarietà verso i familiari indigenti.

Anche la giurisprudenza è concorde sul punto (Cassazione penale, sentenza n. 6297 del 27.1.2011).

La violazione degli obblighi di assistenza

La condotta di cui al primo comma consiste nella violazione degli obblighi di assistenza, abbandonando il domicilio domestico o comunque tenendo una condotta contraria all'ordine o alla morale familiare. Il domicilio domestico va inteso come luogo in cui le persone obbligate a convivere familiarmente coabitano, e cioè la residenza, la casa paterna, il domicilio o la residenza coniugale.

L’abbandono acquista rilevanza penale solo in quanto sia in nesso di causalità con la violazione cosciente e volontaria dell'obbligo giuridico di assicurare la coesione del nucleo familiare e sempre che non sussista una giusta causa, come rapporti fra i coniugi che non consentano la prosecuzione della convivenza, o sia privo di capacità offensiva.

La condotta contraria all'ordine o alla morale delle famiglie è integrata da quei comportamenti che ledano o mettano in pericolo le comuni regole di convivenza fondata sui doveri di solidarietà, reciproco rispetto e responsabilità.

La dilapidazione dei beni o la mancanza dei mezzi di sussistenza

La condotta di cui al secondo comma, tenuta dai medesimi soggetti attivi, è quella di chi dilapida o malversa i beni del figlio minore o del coniuge ovvero fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore o invalidi al lavoro, agli ascendenti o al coniuge non legalmente separato per fatto a lui addebitabile.

Nel primo caso il bene giuridico tutelato è il patrimonio appartenente a soggetti legati da un rapporto fiduciario. I soggetti attivi della condotta sono i genitori legittimi, adottivi, o naturali, il coniuge (compresi i coniugi dello stesso sesso uniti civilmente) e il tutore. Presupposto necessario per la fattispecie del primo comma è la disponibilità giuridica dei beni.

La seconda ipotesi di reato prevista dal secondo comma consiste nella violazione dell'obbligo giuridico di prestare gli alimenti. La fattispecie non va confusa con l'inadempimento civile di versare gli alimenti per effetto di una sentenza civile del giudice, poiché in quest’ultimo caso l’obbligo è diretto a tutti i soggetti eventualmente titolari di un credito alimentare (FIERRO CENDERELLI, La violazione degli obblighi di assistenza familiare).

In questo caso il bene giuridico tutelato è la solidarietà familiare. Soggetti attivi sono gli ascendenti, i discendenti e il coniuge mentre soggetti passivi sono i figli o nipoti minorenni, ovvero maggiorenni inabili al lavoro, e il coniuge separato senza addebito di colpa, nonché gli ascendenti. I mezzi di sussistenza sono rappresentati da quanto necessario per i bisogni elementari della vita rapportato anche alle condizioni economiche di chi è tenuto ad adempiervi.

L'impossibilità economica deve essere provata dal soggetto obbligato e se non colpevolmente creata può escludere la rilevanza penale della condotta.

Presupposto è lo stato di bisogno dei soggetti passivi e la possibilità economica di adempiere da parte della persona giuridicamente obbligata.

Consumazione e tentativo del reato omissivo permanente

Per il reato in questione è ammissibile il tentativo. Il reato si consuma, ai fini della competenza territoriale, presso l’effettiva dimora dell'avente diritto. L’elemento soggettivo richiesto è il dolo generico. Il reato di cui all’art. 570 cp ha natura di reato omissivo permanente (GUIDI, Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare e il suo primo esperimento pratico, 1935; Cassazione penale, Sez. VI, 20.10.2015, n. 45462) cosicché la prescrizione si interrompe con il compimento dell'azione che pone fine alla condotta (Cassazione penale, Sez. VI, 4.12.2013, n. 51499).

 

Cronaca

In carcere un giovane friulano per violazione degli obblighi familiari

I Carabinieri si erano posti sulle sue tracce da tempo, fino a quando sono riusciti ad individuarlo nella sua abitazione. I militari hanno quindi proceduto ad arrestare un giovane friulano che aveva fatto mancare i mezzi di sussistenza ai suoi familiari. Il trentasettenne è stato tratto a giudizio per violazione degli obblighi di assistenza familiare e al termine del processo il Tribunale di Udine ha emesso un ordine di carcerazione per l’uomo, pregiudicato, che dovrà scontare 5 mesi di reclusione nel carcere di Rovigo.

Fa mancare sussistenza ai familiari per tre anni: condannato

La Procura della Repubblica di Bolzano, attraverso i carabinieri della stazione di Laives, ha notificato il provvedimento di detenzione agli arresti domiciliari ad un uomo del posto che non aveva rispettato gli obblighi di assistenza familiare per tre anni, tra il 2004 e il 2007.

Condannato in via definitiva ora deve scontare un anno di reclusione

Condannato nel 2014 con sentenza definitiva per violazione degli obblighi di assistenza familiare e sottrazione di persone incapaci, un siciliano di 45 anni dovrà ora scontare un anno di reclusione dopo essere stato arrestato dai carabinieri su ordine di carcerazione della Procura della Repubblica del Tribunale di Caltagirone.

Il comico Battista indagato per violazione degli obblighi familiari

Non avrebbe versato gli alimenti alla ex moglie, questa l’accusa che la Procura di Roma ha mosso nei confronti del comico romano, Maurizio Battista. La sua ex moglie lo ha denunciato per non aver versato le cifre stabilite a titolo di corresponsione degli alimenti, lasciando arretrati circa 50 mila euro in dieci mesi. Il 14 marzo 2018 il comico si vede recapitare l’avviso di garanzia da parte della Procura, contro cui si giustifica dicendo che si tratta solo di un ritardo e che spiegherà le sue ragioni davanti al Pubblico Ministero che si occupa del caso.

Attore di Beautiful a processo per violazione degli obblighi familiari

Il popolare Clarke di Beautiful, che in Italia aveva trovato l’amore con una ballerina di uno show televisivo, dovrà rispondere davanti al giudice del Tribunale di Torino delle accuse mosse dalla ex moglie e convalidate dalla Procura di Torino. I reati contestati sono maltrattamenti, lesioni e violazione degli obblighi di assistenza familiare. A sua difesa l’attore sostiene che il trasferimento da Hollywood a Torino lo ha messo in difficoltà economica e che per questo non è riuscito a far fronte al mantenimento del figlio.

 

Convegni e Seminari

La violazione degli obblighi di assistenza familiare: art. 570 cp ed applicazioni pratiche

L’associazione CAMMINO (Camera Nazionale Avvocati per la Famiglia e i Minorenni), il 2 ottobre 2015 ha organizzato a Venezia il convegno sulle problematiche dell’art. 570 cp. Sono intervenuti al convegno in qualità di relatori avvocati del Foro di Venezia, consiglieri dell’associazione Cammino e il Giudice penale del Tribunale di Rovigo.

Corso di Alta Formazione in Diritto di Famiglia e Minorile

Avvocatura Italiana per i diritti delle famiglie ha organizzato il corso nel mese di ottobre 2016 presso Brescia. Mediante l'illustrazione di casi concreti, normativa e giurisprudenza, nella seconda parte del corso si approfondiranno le tematiche relative al diritto penale inerente ai coniugi e alle coppie di fatto e il diritto processuale penale minorile, con particolare riferimento ai delitti contro l’assistenza familiare e alla violazione degli obblighi di assistenza familiare.

La violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 cp)

Il 28 febbraio 2014 è stato organizzato il convegno in materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare dall’Associazione avvocati e praticanti F. Santoro Passarelli presso la sala Tommaso Fiore in Altamura. Tra i relatori, il Presidente del Consiglio degli Ordini degli avvocati di Bari, il Presidente dell’Associazione avvocati e praticanti Santoro Passarelli di Altamura, nonché professionisti del settore psicologico.


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