Art. 572 cp - Maltrattamenti contro familiari e conviventi

Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione da due a sei anni.

La pena è aumentata se il fatto è commesso in danno di persona minore degli anni quattordici. (2)

Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni. (1)

(1) Articolo sostituito dall'art. 4, L. 1 ottobre 2012, n. 172.

(2) Comma abrogato dall’art. 1, comma 1-bis, D.L. 14 agosto 2013, n. 93 , convertito, convertito, con modificazioni, dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119.

 

Testi per l'approfondimento

 

La nuova fattispecie di maltrattamenti contro familiari e conviventi, Simone Marani, Nuova Giuridica, 2014

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Il delitto di maltrattamenti. Dalla tutela della famiglia alla tutela della personalità, Giuseppe Pavich, Giuffrè, 2012

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Violenza in famiglia. Percorsi giurisprudenziali, Emilia A. Giordano e Mariella De Masellis, Giuffrè, 2011

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Reati endofamiliari e contro i soggetti deboli, Alessia Sorgato, Linea Professionale, 2014

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Crimini contro le donne. Politiche, leggi, buone pratiche, Fabio Roia, Franco Angeli, 2017

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Cassazione Penale, sez. V, sentenza 29 agosto 2007, n. 33624, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 12 settembre 2007, n. 34460, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 22 ottobre 2007, n. 38962, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 18 marzo 2008, n. 12129, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 22 maggio 2008, n. 20647, Cassazione penale, sez. III, sentenza 7 luglio 2008, n. 27469, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 18 settembre 2008, n. 35862, Corte d'Appello di Salerno, sez. penale, sentenza 8 gennaio 2009, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 13 febbraio 2009, n. 6490, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 3 marzo 2009, n. 9531, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 28 settembre 2009, n. 38125, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 10 ottobre 2009, n. 40385 e Cassazione Penale, sez. III, sentenza 9 marzo 2010, n. 9242

Cassazione Penale 14742/2016 i maltrattamenti in famiglia non devono essere necessariamente continuativi

il delitto di maltrattamenti in famiglia è integrato anche quando le sistematiche condotte violente e sopraffattrici non realizzano l’unico registro comunicativo con il familiare, ma sono intervallate da condotte prive di tali connotazioni o dallo svolgimento di attività familiari, anche gratificanti per la parte lesa, poichè le ripetute manifestazioni di mancanza di rispetto e di aggressività conservano il loro connotato di disvalore in ragione del loro stabile prolungarsi nel tempo. Cassazione Penale, Sezione III, sentenza n. 14742 dell’11 aprile 2016. 

Cassazione Penale 5541/1996 sebbene siano concetti estranei il movente può evidenziare il dolo

Secondo il principio di diritto espresso in sentenza, nel delitto di maltrattamenti in famiglia il movente può contribuire ad evidenziare e sottolineare l’elemento psicologico del dolo, mettendo in luce un unico nesso psicologico tra i vari atti lesivi ripetuti nel tempo. Così si è pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5541 del 2 aprile 1996.




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