Art. 646 cp - Appropriazione indebita

Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032.

Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata.

Si procede d'ufficio, se ricorre la circostanza indicata nel capoverso precedente o taluna delle circostanze indicate nel n. 11 dell'articolo 61.

 

Testi per l'approfondimento

 

Diritto penale dell'economia, Amati Enrico, Mazzacuva Nicola, Wolters Kluwer, 2018

Diritto penale dell economia 21393

I delitti di appropriazione indebita, Pierluigi Cipolla, CEDAM, 2005

I delitti di appropriazione indebita Pierluigi Cipolla CEDAM 2005

 I reati contro il patrimonio, a cura di Stefano Fiore, UTET giuridica, 2010

I reati contro il patrimonio a cura di Stefano Fiore UTET giuridica 2010

Diritto penale. Parte speciale II: Delitti contro il patrimonio, Mantovani Ferrando, CEDAM, 2018

Diritto penale Parte speciale II Delitti contro il patrimonio

Abuso di gestione e responsabilità penale degli amministratori, Paolo De Angelis, IPSOA, 2011

Abuso di gestione e responsabilità penale degli amministratori Paolo De Angelis IPSOA 2011

Il diritto penale fra norma e società. Scritti 1956-2008. Volume 4, Antonio Pagliaro, Giuffrè editore, 2009

Il diritto penale fra norma e società. Scritti 1956 2008. Volume 4 Antonio Pagliaro Giuffrè editore 2009

Tutela penale del patrimonio individuale e collettivo, Angelo Carmona, Il Mulino, 1996

Tutela penale del patrimonio individuale e collettivo Angelo Carmona Il Mulino 1996

 

Corsi professionali

 

Questioni controverse in tema di criminalità comune. Reati contro il patrimonio: novità legislative e giurisprudenziali

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Ha preso il via lo scorso gennaio 2017 il Master in Diritto Penale Societario, destinato a coloro che vogliano approfondire le questioni procedurali e sostanziali legate alle principali fattispecie di reato commesse in ambito societario.

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Questioni controverse in tema di criminalità comune

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Il corso di perfezionamento post-lauream organizzato dalla Facoltà di Giurisprudenza della Università di Milano, che si è svolto a partire dal mese di marzo 2017, è rivolto agli iscritti all’Albo degli Avvocati che intendano approfondire le tematiche di diritto speciale connesse ai reati in tema di criminalità comune.

Tra i moduli che compongono il programma degli studi, si segnala anche quello in materia di reati contro il patrimonio e relative problematiche.



Cassazione Penale, 24587/2017: anche una somma di denaro può costituire oggetto di appropriazione indebita purché non sia stata concessa in prestito

Quando la somma di denaro sia stata consegnata con espressa limitazione del suo uso, o con la specifica indicazione di impiegarlo per uno scopo preciso, chi ne entra in possesso e non rispetta tali atti autorizzati commette il delitto di appropriazione indebita, purché sia stato consegnato dal legittimo proprietario e sussista un rapporto fiduciario. In mancanza di tali requisiti, si tratta di un prestito a titolo di mutuo che non implica interversione del possesso e non può quindi dar luogo al reato di cui all’art. 646 codice penale. Cassazione Penale sentenza del 18 maggio 2017.

Cassazione Penale, 16632/2017: anche il detentore è legittimato a proporre querela contro chi si è indebitamente appropriato della res

Come ha recentemente sancito la Corte di Cassazione con la sentenza del 4 aprile 2017 n. 16632, affinché ricorra la legittimazione a presentare la querela nei confronti del colpevole di appropriazione indebita, non è necessario dimostrare di essere proprietario della cosa oggetto di appropriazione, poiché tale diritto spetta anche al soggetto diverso dal proprietario che, prima di consegnarla, la deteneva legittimamente e autonomamente.

Cassazione Penale, 15815/2017: nessuna conseguenza penale per il promittente venditore che non restituisce al promissario acquirente la caparra dopo la risoluzione del contratto

Secondo una recentissima pronuncia della Corte di Cassazione, emessa il 29 marzo 2017, se dopo la risoluzione del preliminare di vendita il promittente venditore rifiuta di restituire la caparra al promissario acquirente, non incorre nel reato di appropriazione indebita ma dovrà rispondere unicamente di inadempimento contrattuale in sede civile.

Cassazione Penale, 27363/2016: la prescrizione del reato nei confronti dell'amministratore di condominio infedele comincia a decorrere dal momento in cui manifesta il rifiuto di restituire la documentazione

Con la pronuncia n. 27363 del 4 luglio 2016, la Suprema Corte ha stabilito che il termine di prescrizione del reato di appropriazione indebita comincia a decorrere dalla manifestazione di volontà di procedere all'interversione del possesso. Nel caso di amministratore di condominio infedele che abbia distratto e utilizzato per sé le somme destinate alla copertura di spese condominiali, tale momento si identifica con il rifiuto di restituire la documentazione contabile, dalla quale si evincerebbero i prelievi effettuati nel tempo.

Cassazione Penale, 50159/2015: utilizzare il denaro ricevuto per scopi estranei a quelli impartiti dal mandante integra il reato di appropriazione indebita

Commette il delitto di appropriazione indebita il mandatario che, violando le disposizioni impartitegli dal mandante, si appropri del denaro ricevuto, utilizzandolo per propri fini e, quindi, per scopi diversi ed estranei agli interessi del mandante. (Fattispecie relativa a rapporto di amministrazione e gestione di beni, nel corso del quale l'autore del reato, compilando assegni in bianco rilasciatigli dalla vittima, accreditava sul proprio conto corrente somme di denaro di entità superiori a quelle necessarie all'espletamento del suo mandato). (Dichiara inammissibile, App. Firenze, 28/11/2014). Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza n. 50159 del 25 novembre 2015.

Cassazione Penale, 44650/2015: integra il reato di appropriazione indebita anche la destinazione della cosa ad un uso incompatibile con le ragioni del suo possesso

Il reato di appropriazione indebita può sussistere sia nel caso in cui l'agente dia alla cosa una destinazione incompatibile con il titolo e con le ragioni del suo possesso sia nel caso in cui egli ometta deliberatamente di restituire la cosa, giacché in entrambe le ipotesi è manifesta la sua volontà di affermare un dominio sulla cosa posseduta (Nella fattispecie il titolare di una officina meccanica aveva utilizzato una vettura consegnatagli per la riparazione quale auto di cortesia per i propri clienti).

Cassazione Penale, 4983/2015: il direttore di banca ha la disposizione materiale delle somme di denaro e può incorrere in appropriazione indebita

Il direttore di banca che aggira i controlli interni all’istituto di credito e mette a disposizione di un cliente alcune somme di denaro può essere chiamato a rispondere di appropriazione indebita. La sua è infatti una condotta caratterizzata dalla particolare funzione direttiva, che gli consente di disporre materialmente delle somme depositate presso la filiale. Cassazione Penale sentenza del 21 gennaio 2015 n. 4983.

Cassazione Penale, 50672/2014: il trustee deve destinare i beni conferiti alle finalità proprie del trust o risponde di appropriazione indebita

Integra il reato di appropriazione indebita la condotta del "trustee" che destina i beni conferiti in "trust" a finalità proprie o comunque diverse da quelle per realizzare le quali il negozio fiduciario è stato istituito, in quanto l'intestazione formale del diritto di proprietà al trustee ha solo la valenza di una proprietà temporale, che non consente di disporre dei beni in misura piena ed esclusiva. (Rigetta, Trib. lib. Vicenza, 29/04/2014). Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza n. 50672 del 23 settembre 2014.

Cassazione penale, 47105/2014: appropriarsi di dati informatici riproducendoli su un supporto bancario è reato ai sensi dell’art. 646 cp

Commette il delitto di appropriazione indebita colui che, accedendo abusivamente in un sistema informatico, si procura i dati bancari di una società riproducendoli su un supporto cartaceo, in quanto, se "il dato bancario" costituisce bene immateriale insuscettibile di detenzione fisica, l'entità materiale su cui tali dati sono trasfusi ed incorporati attraverso la stampa del contenuto del sito di "home banking" acquisisce il valore di questi, assumendo la natura di documento originale e non di mera copia. (Rigetta in parte, App. Torino, 24/09/2013). Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza n. 47105 del 30 settembre 2014.

Cassazione Penale, 46475/2014: per aversi reato ai sensi dell’art. 646 cp è necessario che l’agente dia alla cosa una destinazione diversa da quella che ne giustifica il possesso

In tema di appropriazione indebita, il fondamento del reato di cui all'art. 646 codice penale deve essere individuato nella volontà del legislatore di sanzionare penalmente il fatto di chi, avendo l'autonoma disponibilità della "res", dia alla stessa una destinazione incompatibile con il titolo e le ragioni che ne giustificano il possesso, anche nel caso in cui si tratti di una somma di danaro. (Fattispecie in tema di appropriazione da parte del consulente di una società, di una somma di denaro destinata al soddisfacimento di un creditore). (Annulla in parte con rinvio, App. Bologna, 03/05/2013). Corte di Cassazione, sentenza n. 46475 del 26 maggio 2014.

Cassazione Penale, 29019/2014: il cointestatario del conto corrente che senza consenso effettua prelievi oltre la disponibilità, commette reato di appropriazione indebita

Lo ha stabilito la Cassazione Penale con la sentenza n. 29019 del 4 luglio 2014, in merito alla fattispecie del cointestatario del conto corrente che, pur dovendosi attenere alla quota di sua spettanza, prelevi una somma maggiore di quella nella sua disponibilità senza preventivamente ottenere il consenso degli altri cointestatari. In questo caso vengono superati i limiti delle facoltà assegnate ad ognuno dei cointestatari, che in assenza di diversa disposizione si presumono in parti uguali nel rispetto del combinato disposto degli articoli 1298 e 1854 del codice civile.

Cassazione Penale, 18457/2014: l’addetto al bancoposta che trattenga le somme dei risparmiatori commette appropriazione indebita e non peculato

Il dipendente di Poste Italiane S.p.A. che svolga attività di tipo bancario (cosiddetto "bancoposta") non riveste la qualità di persona incaricata di pubblico servizio; con la conseguenza che l'appropriazione di somme dei risparmiatori commessa con abuso del ruolo integra il reato di appropriazione indebita e non quello di peculato. (In motivazione, la Corte ha osservato che la natura privatistica dell'attività di raccolta del risparmio non è esclusa per il fatto che Poste S.p.A. operi per conto della Cassa Depositi e Prestiti, essendo quest'ultima equiparabile ad un comune azionista che non interviene personalmente nei rapporti con la clientela, regolati esclusivamente dal diritto civile). (Annulla senza rinvio, App. Torino, 27/11/2012). Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza del 30 ottobre 2014 n. 18457.

Cassazione Penale, 18027/2014: il commercialista che rifiuta di restituire la documentazione al cliente eccede i limiti del possesso e risponde di appropriazione indebita

Il commercialista che, terminato il mandato professionale, rifiuta di restituire al cliente la documentazione precedentemente consegnatagli, pone in essere una condotta che eccede il titolo del possesso. La Cassazione, con sentenza del 01 gennaio 2014, n. 18027, ha inoltre precisato che qualora il rifiuto dipenda dall’intenzione di non rendere manifeste le proprie inadempienze professionali, dalle quali sono conseguite sanzioni tributarie per il cliente, si verifica la finalità del giusto profitto, presupposto necessario per la configurazione del reato di appropriazione indebita.

Cassazione Penale, 17901/2014: il momento di consumazione dell’appropriazione indebita coincide con il primo atto di dominio sulla cosa

Il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa, nel momento in cui l'agente compie un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria, con la conseguenza che il momento in cui la persona offesa viene a conoscenza del comportamento illecito è irrilevante ai fini della individuazione della data di consumazione del reato e di inizio della decorrenza del termine di prescrizione. (Rigetta, App. Reggio Calabria, 28/02/2013). Cassazione Penale, sentenza n. 17901 del 10 aprile 2014

Cassazione Penale, 6350/2014: l’aggravante dell’abuso di relazioni di prestazioni d’opera sussiste in presenza di un rapporto giuridico che comporti un obbligo

L'abuso di relazioni di prestazioni d'opera, previsto come circostanza aggravante dall'art. 61 n. 11 cod. pen., è configurabile in presenza di rapporti giuridici, anche soltanto fondati sulla fiducia, che a qualunque titolo comportino un vero e proprio obbligo - e non una mera facoltà - di "facere". (Fattispecie in tema di appropriazione indebita, nella quale è stata esclusa la configurabilità dell'aggravante in questione nella condotta dell'indagato, che si era appropriato di somme di denaro, approfittando di una delega rilasciatagli da una zia ad operare sul conto corrente di quest'ultima). (Rigetta, Gip Trib. Modena, 03/10/2013). Corte di Cassazione, Sezione II, sentenza n. 6350 del 14 novembre 2014.

Cassazione Penale, 7304/2014: fare una copia delle chiavi di un’auto e impossessarsene è furto e non appropriazione indebita

Integra il reato di furto e non di appropriazione indebita l'impossessamento, mediante copia delle chiavi che il responsabile si era illecitamente procurato, di una autovettura di cui il proprietario aveva rifiutato l'utilizzo, in quanto non è configurabile un potere di fatto sulla cosa autorizzato dal titolare al di fuori della sua sfera di sorveglianza, che costituisce il presupposto necessario del reato di cui all'art. 646 cod. pen. (Dichiara inammissibile, App. Brescia, 07/01/2014). Corte di Cassazione, sentenza n. 7304 del 17 dicembre 2014.

Cassazione Penale, 46153/2013: il possesso è elemento costitutivo del reato di appropriazione indebita, che si configura quando l’agente ne ecceda i limiti

La sentenza della Corte di Cassazione n. 46153 del 29 agosto 2013, in tema di elemento costitutivo del reato di appropriazione indebita, ha stabilito che ricorre la menzionata fattispecie ogni volta che l’agente compia atti che eccedano i limiti del possesso e siano incompatibili con le facoltà ad esso connesse.

Cassazione Penale, 41162/2013: la semplice omissione di emolumenti non integra appropriazione indebita se le somme non sono determinate ed esigibili nei confronti dell’ente previdenziale

Se il datore di lavoro si limita al mancato versamento di emolumenti a favore del lavoratore non ricorre alcuna appropriazione indebita. Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 26 settembre 2013 n. 41162, con la quale si specifica che per poter contestare l'appropriazione indebita a carico del datore di lavoro è necessario che le somme portate a conguaglio siano determinate nel loro ammontare e riguardino prestazioni per le quali il datore è già individuato come debitore nei confronti dell'ente previdenziale.

Cassazione Penale 29451/2013 l’appropriazione indebita è un reato istantaneo

 

Il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa e, cioè nel momento in cui l'agente compia un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria (Nella specie, la Corte ha ritenuto perfezionato il delitto di appropriazione indebita della documentazione relativa al condominio da parte di colui che ne era stato amministratore, non nel momento della revoca dello stesso e della nomina del successore, bensì nel momento in cui l'agente, volontariamente negando la restituzione della contabilità detenuta, si era comportato "uti dominus" rispetto alla "res"). (Dichiara inammissibile, App. Cagliari, 27/06/2012). Cassazione Penale, Sez. II, sentenza n. 29451 del 17 maggio 2013.

Cassazione Penale, 13801/2013: l’avvocato che incassa l’assegno diretto al proprio cliente commette appropriazione indebita

 

Il fatto che un avvocato sia creditore nei confronti del proprio cliente a titolo di compensi professionali maturati e non corrisposti, non gli consente di trattenere l’assegno consegnato dalla controparte per il risarcimento dei danni spettanti al cliente. Pertanto, risponderà di appropriazione indebita a meno che non fornisca la prova di un credito certo, liquido ed esigibile. Cassazione Penale sentenza n. 13801 del 25 marzo 2013.

Cassazione Penale, 9750/2013: ricorre l’aggravante del deposito necessario nei casi di evento eccezionale

Si applica l'aggravante del deposito necessario ex art. 646, secondo comma, cod. pen. in caso di deposito cui taluno è costretto da un evento eccezionale come un incendio, una rovina, un saccheggio, un naufragio o altro avvenimento non prevedibile. (Nella specie la Corte ha escluso che possa configurarsi l'aggravante e, quindi, la procedibilità d'ufficio del reato, nell'ipotesi di appropriazione da parte dell'imputato di autovetture custodite nell'autosalone di sua proprietà a seguito dell'arresto del gestore, il quale era stato costretto a riconsegnargli le chiavi, non essendo intercorso tra i due alcun contratto di deposito).

Cassazione Penale, 293/2013: la compensazione può operare nella appropriazione indebita solo se il credito è certo, liquido ed esigibile

Nel reato di appropriazione indebita non opera il principio della compensazione con credito preesistente, allorché si tratti di crediti non certi, nè liquidi ed esigibili. (Fattispecie nella quale é stato ritenuto configurabile il reato nei confronti di un avvocato che aveva riscosso sette titoli di pagamento emessi in favore del proprio assistito e trattenuto le relative somme a compensazione di crediti professionali maturati nei confronti del cliente, che, però, ne contestava l'esistenza). (Dichiara inammissibile, App. Napoli, 13/02/2013). Cassazione Penale, sentenza n. 293 del 4 dicembre 2012

Cassazione Penale, 36022/2011: l’amministratore di condominio risponde del reato anche se la somma di cui si appropria è di esiguo ammontare

È configurabile il reato di appropriazione indebita ex art. 646 c.p. nei confronti dell'amministratore condominiale, anche nel caso in cui si sia accertata una piccola differenza di cassa. Cassazione Penale, sentenza n. 36022 del 12 luglio 2011

Cassazione Penale, 41462/2010: se l’amministratore omette di versare i contributi previdenziali del portiere di condominio, incorre nel reato di appropriazione indebita

Integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell'amministratore condominiale che, ricevute le somme di denaro necessarie dai condomini, ometta di versare i contributi previdenziali per il servizio di portierato. (Annulla in parte senza rinvio, App. Roma, 18/09/2009). Cassazione Penale, sentenza n. 41462 del 11 novembre 2010

Cassazione Penale, 37498/2009: risponde di appropriazione indebita il coniuge separato che trattiene i beni dell’altro coniuge

Come stabilito dalla Suprema Corte con la sentenza n. 37498 del 24 settembre 2009, il coniuge che all’esito della separazione personale non restituisce gli oggetti personali e l’automobile all’altro coniuge risponde del delitto di appropriazione indebita. Il momento consumativo è da rinvenirsi nel momento in cui l’agente tiene consapevolmente un comportamento eccedente le facoltà connesse al suo possesso ed incompatibile con il diritto del titolare, ovvero quando il mero possesso si tramuta in dominio, anche in assenza di una esplicita richiesta del bene da parte del titolare.

Cassazione Penale, 26805/2009: il legittimo detentore ha diritto di querela

Come sancito dalla Corte di Cassazione, Sezione II, con la sentenza n. 26805 del 16.4.2009, il diritto di querela che spetta al danneggiato dal reato di appropriazione indebita può essere azionato anche dal soggetto diverso dal proprietario della cosa oggetto di appropriazione, che tuttavia eserciti su di essa un possesso legittimo in virtù di un titolo autonomo. Ciò in quanto il bene giuridico tutelato non è limitato alla difesa del patrimonio altrui o alla generica inviolabilità dei diritti reali sulle cose materiali, ma ricomprende l’interesse al rispetto del vincolo di destinazione della cosa stabilito dal rapporto fiduciario tra proprietario e legittimo detentore. Violare questo rapporto fiduciario alterando il vincolo di destinazione della cosa e ponendo in essere su di essa comportamenti simili a quelli dell’originario detentore, integra dunque la fattispecie penale di appropriazione indebita.

Cassazione Penale, 38604/2007: la mancata restituzione del bene in leasing dietro richiesta della società di locazione finanziaria integra appropriazione indebita

Con la sentenza del 18 ottobre 2007 n. 38604 la Corte di Cassazione ha stabilito che "Integra il delitto di appropriazione indebita la mancata restituzione alla società di locazione finanziaria del bene oggetto di un contratto di leasing, qualora, a causa di morosità nel pagamento dei canoni, il contratto sia stato risolto e conseguentemente richiesta la restituzione della res. Il reato di cui all'art. 646 codice penale è infatti configurato con la mera interversione del possesso, nozione che, agli effetti penali, ricomprende la detenzione qualificata consistente nell'esercizio sulla cosa di un potere di fatto esercitato al di fuori della sfera di sorveglianza del proprietario".

Cassazione Penale, 21810/2001: la nozione di possesso richiesta dall’art. 646 cp è un concetto autonomo e diverso da quello di possesso secondo il diritto civile

Recependo una tendenza dottrinale maturata già da tempo, la Corte di Cassazione  ha stabilito che per potersi configurare il reato di appropriazione indebita, non si può fare ricorso alla nozione di possesso come enucleata dal diritto civile, ma bisogna attingere ad una più ampia definizione del possesso nella quale si possa ricomprendere ogni situazione nella quale sia presente un soggetto che detiene un bene, a qualsiasi titolo, e che su questo bene sia stato legittimato ad esercitare una signoria immediata al di fuori della diretta sorveglianza o della disponibilità del proprietario, o di chiunque altro diverso dal proprietario, che sulla cosa eserciti comunque un maggiore potere giuridico rispetto a quello dell’agente.

Cassazione Penale 29451/2013 l’appropriazione indebita è un reato istantaneo

Il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si consuma con la prima condotta appropriativa e, cioè nel momento in cui l'agente compia un atto di dominio sulla cosa con la volontà espressa o implicita di tenere questa come propria (Nella specie, la Corte ha ritenuto perfezionato il delitto di appropriazione indebita della documentazione relativa al condominio da parte di colui che ne era stato amministratore, non nel momento della revoca dello stesso e della nomina del successore, bensì nel momento in cui l'agente, volontariamente negando la restituzione della contabilità detenuta, si era comportato "uti dominus" rispetto alla "res"). (Dichiara inammissibile, App. Cagliari, 27/06/2012). Cassazione Penale, Sez. II, sentenza n. 29451 del 17 maggio 2013.



Definizione di reato contro il patrimonio

L’articolo 646, come gli altri articoli dello stesso Titolo, è oggetto di un dibattito sul concetto giuridico di patrimonio come premessa per l’applicazione della normativa codicistica.

Abbandonato lo schematismo del Codice Penale del 1889, per il quale il patrimonio coincideva con la proprietà, oggi si considera come la somma dei diritti soggettivi patrimoniali spettanti all’individuo cosicché il reato si configura indipendentemente dal valore economico del bene e si perfeziona nel momento in cui si dispone della cosa ledendo il diritto altrui.

Rapporto fiduciario come bene giuridico tutelato

La dottrina più risalente (L’appropriazione indebita, B. Petrocelli, Morano, 1933) ha individuato l’oggetto giuridico dell’appropriazione indebita nella violazione del rapporto di fiducia tra il proprietario – o il titolare di un diritto reale – e il soggetto tenuto alla restituzione della cosa. Gli autori moderni concordano però nel ritenere essenziale che alla base del rapporto sottostante vi sia il possesso della “res”.

Il significato di possesso nella fattispecie dell’art. 646 CP

La nozione di possesso nel contesto penale è sufficientemente integrata dall’apprensione materiale della cosa e dal potere di fatto esercitato su di essa per conto di un’altra persona che ne conserva la signoria.

Perché si abbia possesso in sede civile è invece necessario avere la signoria della cosa, senza alcuna mediazione, altrimenti si tratterebbe di mera detenzione come sancito dall’art. 1140, comma 2, del Codice Civile.

Il soggetto attivo dell’appropriazione indebita: il possessore

Se il soggetto passivo è pacificamente individuato dalla giurisprudenza con il soggetto che vanta un diritto sulla res (per esempio, diritto alla restituzione, diritto reale, diritto ad un uso determinato), il soggetto attivo è invece chiunque si trovi ad avere il possesso, in senso penalistico, di una cosa.

L’appropriazione indebita è infatti un reato comune che può essere commesso da chiunque e non richiede azioni presupposto penalmente rilevanti, essendo un reato monosoggettivo.

L’elemento oggettivo nell’appropriazione indebita

L’elemento oggettivo del reato di appropriazione indebita presuppone il possesso della cosa mobile da parte dell’agente.

Tale situazione di possesso non implica un’attività corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà né una vicinanza fisica tra cosa e agente ma coincide con una situazione di fatto sulla res, “al di fuori della diretta sorveglianza e disponibilità della stessa da parte del proprietario o di altri che vi abbiano un maggiore potere giuridico” come precisato da Cassazione penale 21810/2001, ed è altresì necessario che l’agente per fare propria la cosa non sia costretto a sottrarla.

Il reato in questione è un tipico reato commissivo a forma libera, ovvero pur non richiedendo una condotta tipica, si rende pur sempre necessaria una manifestazione della volontà di appropriarsi della cosa, e non un semplice mutamento non esteriorizzato dell’animus del possessore (Antolisei, Manuale di Diritto Penale).

Ciò comporta che l’appropriazione indebita possa essere un reato di danno e quanto al momento consumativo della fattispecie, essendo un reato di evento, è necessario che si verifichi il fatto dannoso, ossia l’interversione del possesso, come specificato da Cassazione Penale 27363/2016. Essendo reato istantaneo, l’evento è la prima manifestazione di volontà di tenere la cosa come propria, secondo quanto stabilito da Cassazione penale 17901/2014, mentre per la consumazione è sufficiente un rapporto di causalità tra la volontà di agire uti dominus sulla cosa e la fuoriuscita di questa dal patrimonio altrui.

Il fatto che la manifestazione di volontà coincida con il momento consumativo, rende difficoltoso tracciare i confini tra tentativo e consumazione del delitto, con netta prevalenza delle tesi dottrinali che concludono per la non configurabilità del primo (Diritto Penale, Parte Speciale, G. Fiandaca – E. Musco, Zanichelli, 1985); (Tutela penale del patrimonio individuale ecollettivoA. Carmona, Il Mulino, 1996 ).

Il dolo come elemento soggettivo dell’appropriazione indebita

Il reato di appropriazione indebita è punibile esclusivamente a titolo di dolo poiché l’appropriazione indebita di natura colposa può dar luogo solo ad un illecito civile. Il dolo è generico quando l’agente è consapevole di possedere una cosa mobile altrui e ciò nonostante volontariamente realizza atti di disposizione sulla cosa mentre il dolo specifico richiesto dal primo comma è il fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto.

La volontà di restituire la cosa esclude il dolo purché la restituzione sia concretamente realizzabile, o dall’errore di fatto sulla proprietà della cosa. Lo scopo di compensazione invece non esclude il dolo se il credito non è certo, liquido ed esigibile come dispone Cassazione penale 293/2013.

Circostanze del reato di appropriazione indebita

La formulazione dell’art. 646 CP al secondo comma prevede una circostanza aggravante speciale, l’appropriazione di cose possedute a titolo di deposito necessario. Per capire la portata del deposito necessario si può far riferimento all'omologo istituto previsto dal Codice Civile del 1865 all’art. 1884 (“Il deposito necessario è quello a cui uno è costretto da qualche accidente, come un incendio, una rovina, un saccheggio, un naufragio o altro avvenimento non preveduto”) ma non recepito nel vigente codice civile.

Tramite il rimando all’art. 64 cp tale circostanza comporta un aumento di pena di un terzo ed esclude il concorso con la circostanza aggravante comune di cui all’art. 61, n. 5, cp.

Un’ulteriore circostanza aggravante specifica è poi ricavabile dal terzo comma dell’art. 646 cp che contiene il rimando all’art. 61, n. 11, cp e alle sue ipotesi di “abuso di autorità, di relazioni domestiche, di ufficio, di prestazione d’opera, di coabitazione o di ospitalità”; tale circostanza comporta l’aumento di pena già previsto per le circostanze aggravanti comuni e la procedibilità di ufficio dell’azione penale nei confronti del reo.

È poi prevista una ipotesi di non punibilità dall’art. 649 cp, applicabile anche al delitto di appropriazione indebita in virtù della disposizione comune a tutti i reati contro il patrimonio tranne quelli espressamente esclusi dal successivo terzo comma.

Altri reati a danno del patrimonio

L’autorizzazione del titolare ad esercitare un potere di fatto sulla cosa al di fuori della sua sfera di sorveglianza è presupposto necessario del reato di appropriazione indebita ed elemento differenziante da quello di furto previsto dall’art. 624 del codice penale, nel quale deve mancare la situazione di possesso iniziale.

Al fine di determinare la ricorrenza della appropriazione indebita in luogo del furto, è infatti necessario accertarsi che sussista in capo all’agente un potere di disponibilità della cosa come dispone Cassazione penale 2032/1997.

Anche alcune fattispecie penali fallimentari, tra cui la ricettazione fallimentare di cui all’art. 232, comma 3, R.D. 16/3/1942 n. 267 presentano punti di contatto con l’appropriazione indebita ponendosi in rapporto di specialità. Pertanto, in presenza dello stesso elemento materiale, ricorrerà il reato fallimentare quando sia commesso su beni nella disponibilità di una impresa in dissesto economico con la consapevolezza dello stato di insolvenza.

Il reato di appropriazione indebita viene spesso contrapposto al reato di truffa di cui all’art. 640 del codice penale, nel caso in cui siano perpetrati artifici o raggiri al fine di impossessarsi di un bene mobile. In ipotesi di truffa, l’impossessamento non è un presupposto del reato ma una conseguenza della condotta fraudolenta, come spiega Cassazione penale 17106/2011.

 

Cronaca

Il Tribunale di Milano condanna l’ex presidente di Expo 2015 spa per appropriazione indebita a danno della sua ditta

L’ex vicepresidente di Confindustria nonché ex presidente di Expo 2015 spa, alla quale erano stati contestati i reati di appropriazione indebita e frode fiscale, nell’ottobre 2016 è stata condannata a due anni di reclusione per fatti commessi in qualità di presidente del CdA del proprio gruppo industriale.

Sotto accusa, spese personali per milioni di euro pagate con la cassa dell’azienda, mediante l’emissione di fatture con false causali per farle risultare come pagamenti di forniture e prestazioni a favore del gruppo industriale. A seguito della prescrizione dei fatti commessi anteriormente al 2008, l’entità del danno patrimoniale è stata valutata di circa un milione di euro.

Condanna a un anno e mezzo di reclusione a carico del paladino dei diritti dei rom per appropriazione indebita

Il Tribunale di Firenze ha condannato a un anno e mezzo di reclusione per il presidente dell’associazione Opera Nomadi Toscana, fondata per il riconoscimento dei diritti dei rom, per appropriazione indebita e falso ideologico del privato in atto pubblico.

Manifestando l’intenzione di associarsi all’Associazione Opera Nomadi Firenze – Regione Toscana, il condannato era riuscito ad appropriarsi del certificato di iscrizione al registro delle onlus, ne aveva falsificato un verbale assembleare per far risultare la sua nomina a presidente, e aveva attestato di esserne il legale rappresentante chiedendone la registrazione al Registro regionale delle associazioni.

Due ex segretari nazionali del sindacato UNISIN – FALCRI condannati per essersi appropriati di denaro dalle casse del sindacato

Il primo aprile 2017 è arrivata la condanna per appropriazione indebita per due ex segretari nazionali di Unisin-Falcri, il sindacato nazionale dei dipendenti di Intesa Sanpaolo.

L’istituto di credito tre anni prima aveva sporto la denuncia che ha dato il via alle indagini nei confronti del segretario responsabile e del vicesegretario, colpevoli di avere detratto oltre ottantamila euro dai fondi del sindacato, per mezzo di operazioni illecite, al fine di finanziare spese personali. Tra queste, la ristrutturazione di un immobile e il canone per l’affitto di un appartamento, pagati attraverso soldi che dalle casse del sindacato finivano direttamente in un conto corrente appositamente aperto per contenere i proventi delle appropriazioni.

Il Tribunale di Udine condanna un sacerdote per appropriazione indebita aggravata per essersi impossessato di fondi destinati a coprire i bisogni dei poveri

Oltre settecentomila euro di fondi da destinare ai poveri ed invece utilizzati per scopi personali, è l’oggetto del reato di appropriazione indebita aggravata contestato ai danni di un sacerdote friulano.

Dopo aver passato al setaccio le confessioni di un commercialista indagato per reati commessi nell’ambito di procedure fallimentari, la Procura di Pordenone ha rinviato a giudizio il sacerdote ritenendo che aveva organizzato una rete criminale insieme al commercialista, sfruttando la propria posizione di Presidente del Comitato di Garanzia all’interno dell’Opera Diocesana Assistenza.

Il Tribunale di Udine ha confermato le richieste della Procura e ha comminato la pena della reclusione a un anno e otto mesi.

Reclusione per l’ex tesoriere della Margherita: si è appropriato dei fondi del partito

Il Tribunale di Roma ha riconosciuto l’ex tesoriere della Margherita colpevole di appropriazione indebita, per aver distratto oltre 25 milioni di euro dalle casse del partito.

La condanna è arrivata a otto anni di reclusione, sorpassando la richiesta del Pubblico Ministero che si era fermato a sette anni e sei mesi. Insieme all’ex tesoriere, a carico del quale erano stati anche formulatii capi di accusa di associazione a delinquere e calunnia, sono stati condannati anche i commercialisti che avevano provveduto a falsificare i bilanci.

Tutti gli imputati dovranno risarcire le parti offese della vicenda e pagare le spese di giudizio.

L’ex segretaria della CISL Campania è stata indagata per appropriazione indebita dopo che il Commissario regionale del sindacato ha depositato un esposto

È ancora nel mirino della Procura di Napoli la vicenda che vede protagonista Lina Lucci, l’ex segretaria regionale della Cisl nei confronti della quale è partita l’indagine per appropriazione indebita.

Sotto accusa non solo la gestione dell’incarico, oggetto di uno specifico esposto, ma anche i continui prelievi di denaro dalle casse del sindacato, che secondo gli inquirenti sarebbero serviti a finanziare le spese di rappresentanza e a ristrutturare la casa di proprietà. Inoltre, Lina Lucci non avrebbe pagato decine di migliaia di euro di affitti dell’appartamento concesso in uso ai dirigenti sindacali.

Dal canto suo, la sindacalista si difende sostenendo l’invalidità delle intercettazioni telefoniche e ambientali utilizzate per raccogliere elementi di prova ed il fatto che era una prassi in uso tra i beneficiari quella di non pagare gli affitti dell’appartamento di rappresentanza.

Un’appropriazione indebita di 1,5 milioni di euro e violazione della normativa bancaria per i sedici indagati dalla Procura calabrese

Sono ben sedici gli indagati dalla Procura di Vibo Valentia nell’ambito di una inchiesta che ha portato a contestare il reato di appropriazione indebita nei confronti del direttore generale, dei componenti del Consiglio di Amministrazione e del collegio sindacale della Banca di Credito Cooperativo di Maierato, successivamente incorporata per fusione nella Banca di Credito Cooperativo del Vibonese.

Le indagini sono state condotte dalla Guardia di Finanza che, dopo aver accolto la segnalazione della Banca d’Italia che aveva rilevato delle irregolarità durante una ispezione di routine, ha esaminato la documentazione contabile dell’istituto di credito. Durante le indagini, è emerso che la Banca aveva favorito la concessione di linee di credito a società appartenenti ad alcuni degli indagati.

Tutta la documentazione è stata trasmessa alla Procura che ha provveduto a contestare l’appropriazione indebita e la violazione del Testo Unico del sistema bancario. 

Convegni e Seminari

Amministratore di condominio e appropriazione indebita: la rilevanza della CTU nel processo civile e penale

Si è tenuto a Bari il 7 maggio 2016 un seminario specialistico in materia di diritto penale, che ha approfondito la fattispecie della appropriazione indebita da parte dell’amministratore di condominio.

Il seminario, organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Bari e nel quale è intervenuto il Presidente dell’Associazione nazionale “Forza dei Consumatori” che riunisce anche i condomini danneggiati dalle condotte infedeli degli amministratori, ha fornito informazioni specifiche in ordine alla importanza della consulenza tecnica nell’ambito dell’accertamento giudiziale della responsabilità dell’amministratore, utile non solo a ricostruire la vicenda contabile ma, nei limiti in cui tende a dimostrare l’appropriazione, anche destinata a incidere sulla professionalità del soggetto imputato.

I delitti contro la pubblica amministrazione con particolare riferimento alle novità contenute nella legge anticorruzione del 6 novembre 2012 n. 190

L’Ordine degli Avvocati di Tempio Pausania ha organizzato il 6 dicembre 2012 un convegno dedicato all’approfondimento delle tematiche relative alle principali fattispecie penali che si rinvengono nell’ambito dei reati commessi contro la pubblica amministrazione.

Al convegno sono intervenuti i principali esponenti della magistratura e dell’avvocatura sarda, che hanno illustrato le figure dei soggetti attivi e passivi connessi alla Pubblica Amministrazione nonché i rapporti e le differenze tra le varie forme di reato contro il patrimonio mediante frode.

Il Fraud Audit Manager nelle Financial Institutions: tra frodi interne ed analisi dei comportamenti anomali ai fini di riciclaggio di denaro

Nell’ottobre 2012 si è svolto a Bologna il ventiseiesimo Convegno Nazionale della associazione italiana Auditing, Security e Governance nel quale si sono trattate le problematiche derivanti dalla presenza all’interno delle aziende di soggetti che commettono reati nei confronti del patrimonio aziendale.

In particolare, è stata sviluppata la figura del Fraud Audit Manager, ovvero l’esperto con particolari competenze economiche, contabili e finanziarie chiamato dalle aziende a svolgere attività investigative nei casi di frode aziendale che, secondo le statistiche, riguardano in oltre la metà dei casi il reato di appropriazione indebita.