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Prescrizione Appropriazione Indebita - Cassazione Penale 27363/2016

CondominioLa Cassazione ha previsto un allungamento dei tempi utili - senza incorrere nella prescrizione - per arrivare alla condanna, nel caso in cui l’amministratore di condominio commetta il reato di appropriazione indebita distraendo le somme destinate a coprire le spese condominiali per utilizzarle in scopi diversi.

In questo caso i termini di prescrizione non decorrono da quando l’amministratore compie materialmente le operazioni di conto corrente finalizzate a trattenere per sé le somme (interversione del possesso) invece destinate al soddisfacimento dei bisogni del condominio, bensì da quando, cessato il suo incarico per revoca o fine naturale del mandato e intervenuta la nomina del nuovo amministratore, egli rifiuta di consegnare le somme illegittimamente distratte.

Con questi presupposti, la Suprema Corte ha confermato la condanna dell’amministratore alla pena di mesi 4 di reclusione e al pagamento di 400,00 Euro a titolo di multa ed ha introdotto un principio di diritto che, spostando in avanti il termine di decorrenza della prescrizione, concede ai condomini una maggiore tutela giudiziaria nei confronti dell’amministratore infedele.

Inadempimento Amministratore e reato di appropriazione indebita

Come accade in moltissimi edifici residenziali, alcuni abitanti dell’hinterland napoletano decidono di affidare la gestione del loro condominio ad amministratore del luogo. Una persona evidentemente insospettabile, altrimenti difficilmente la scelta sarebbe caduta su di lui. Passano i mesi, e i condomini cominciano a rendersi conto che qualcosa non va nella gestione del loro stabile.

 Primi sospetti per i condomini

Qualche ritardo nei pagamenti delle utenze, l’amministratore che si nega al telefono, qualsiasi episodio di questo tipo può essere la spia di una situazione sospetta. Via via che il tempo passa, tra i condomini prende sempre più corpo con inquietudine l’idea che, come spesso accade, si stia concretizzando una di quelle vicende che in genere sembrano sempre capitare agli altri. Una volta avuta la conferma che la gestione del loro condominio non è esattamente quella che si aspettavano all’inizio, i residenti si decidono a rimuovere l’amministratore dal suo incarico.

 Il difficile incarico del nuovo amministratore

Riescono a trovare un altro professionista, che accetta il nuovo lavoro e che però, per poterlo cominciare, ha bisogno di entrare in possesso di tutta la documentazione che riguarda il condominio, non solo ricevute delle utenze e i verbali delle assemblee, ma anche gli estratti conto e le varie comunicazioni della banca. Egli si rivolge quindi al vecchio amministratore il quale, per tutta risposta, si rifiuta con fermezza di restituire i documenti. A quel punto, ciò che prima per i condomini era un sospetto diviene certezza.

Rifiuto di consegnare la documentazione del condominio

Scoprono che dietro le ragioni del rifiuto del vecchio amministratore, si cela un imbarazzante segreto. Con molta discrezione, infatti, costui versa sul conto corrente del condominio le somme che periodicamente riscuote dai condomini suoi clienti ma, a brevi intervalli di tempo per passare meglio inosservato, va in banca e preleva piccole somme di denaro da questo conto. Per coprire proprie spese, non certo per pagare i conti del condominio. I condomini decidono che il vecchio amministratore infedele deve essere punito per essere fuggito con la “cassa” e lo denunciano.

Condanna penale sin dal primo grado di giudizio

Il Tribunale di Napoli condanna l’amministratore per essersi impossessato delle somme di cui aveva disponibilità in forza dell’incarico ricevuto, trattenendole oltre la scadenza del mandato. La Corte di Appello di Napoli, il 7 ottobre 2014 si pronuncia sull’appello dell’amministratore confermando la pena di primo grado. La Suprema Corte respinge il ricorso per cassazione presentato dall’imputato, confermando quanto motivato dalla Corte di Appello di Napoli e condannandolo altresì al pagamento delle spese processuali.

La difesa dell’amministratore imputato di appropriazione indebita

La difesa dell’imputato aveva insistito per l’accoglimento del ricorso avverso la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Napoli, argomentando il difetto di motivazione ex art. 606 lett. e), cpp – avendo la Corte ritenuto la colpevolezza unicamente sulla base della consulenza tecnica fatta espletare dal Pubblico Ministero senza tenere conto della incertezza sulla somma totale oggetto di contestazione né del fatto che le somme erano state prelevate per effettuare pagamenti non contabilizzati, ovvero “in nero” – e la manifesta illogicità della motivazione ex art. 606 lett. b) ed e) cpp – avendo la Corte ritenuto che la prescrizione del reato decorresse non già dai singoli prelievi effettuati sul conto corrente ma da quando doveva essere ceduta la cassa al nuovo amministratore al termine dell’incarico, con la conseguenza di non aver dichiarato estinti i fatti prescritti in ragione di tale diverso computo dei termini.

Il Pubblico Ministero chiede la condanna sulla base della ricostruzione contabile

La pubblica accusa, al contrario, ravvisando specifici elementi di reato nella ricostruzione contabile delle operazioni effettuate sul conto corrente dall’amministratore e avvalendosi della consulenza tecnica espletata in corso di giudizio, aveva affermato la colpevolezza dell’imputato chiedendone la condanna ai sensi dell’articolo 646 del codice penale.

 Conferma della pena e condanna alle spese per l’imputato

La Corte di Cassazione Penale, con sentenza n. 27363 del 4 luglio 2016, ha rigettato il ricorso condannando l’imputato al pagamento delle spese processuali, confermando così la condanna già inflitta in primo grado e ribadita dalla Corte di Appello di Napoli.

 Sentenza “doppia conforme” per gli ermellini

I giudici della Suprema Corte, infatti, hanno concordato con l’iter logico giuridico seguito dal giudice di secondo grado sulla scorta di quanto motivato dal Tribunale di Napoli (cd. “doppia conforme”), affermando che il delitto di appropriazione indebita è un reato istantaneo che si consuma nel momento in cui il reo si appropria della cosa con la volontà di agire “uti dominus”: nel caso in esame, tale momento va identificato secondo la Cassazione, con la decisione dell’amministratore infedele di non corrispondere al nuovo amministratore, subentrato dopo la revoca dell’incarico, la documentazione relativa alla contabilità del condominio e dallo stesso ancora detenuta sine titulo, né di restituire insieme alle giacenze di cassa anche le somme prelevate nel conto corrente condominiale.

Possesso qualificato per l’amministrazione in carica anche se “infedele”

Fino alla cessazione dell’incarico, infatti, il vecchio amministratore conserva ancora un possesso qualificato di quanto gli è stato affidato dal condominio in virtù dell’incarico conferitogli e non può, pertanto, verificarsi una interversione del possesso che è elemento necessario per ritenere sussistente il reato di appropriazione indebita.

Tale principio si applica analogamente anche alla prescrizione del reato in oggetto e dunque, poiché il momento consumativo della fattispecie delittuosa in esame deve ravvisarsi nella manifestazione di volontà di non restituire la contabilità condominiale detenuta oltre la scadenza del mandato, così appropriandosene indebitamente, è con tale momento che va fatta coincidere la decorrenza dei termini prescrizionali.

 Allungamento dei tempi di prescrizione

Con la recente riforma in materia di amministrazione di condominio introdotta dalla legge n. 220 del 2012, si è dunque rafforzata la tutela giuridica prevista per i condomini nei confronti dell’amministratore che non adempia correttamente ai generici doveri contrattuali di lealtà, correttezza e diligenza, e accanto agli strumenti civilistici è sempre possibile ottenere la condanna dell’amministratore in sede penale.

Tuttavia, mentre la tutela giudiziaria in sede civile una volta azionata nei tempi richiesti dalla normativa processuale e civilistica, consente di arrivare alla conclusione del processo senza altro pregiudizio per le ragioni dei condòmini che non derivi dal tenore della decisione, di accoglimento o rigetto delle stesse, in ambito penale invece, la eventuale condanna dell’amministratore e, conseguentemente, la giustizia a favore dei soggetti danneggiati potrà essere compromessa dall’istituto della prescrizione, che al suo compiersi, estingue il reato vanificando l’azione penale esercitata fino a tale momento.

 La prescrizione decorre dal momento in cui si verifica l’interversione del possesso

Per questo motivo va valutata attentamente la decisione della Corte di Cassazione di introdurre un nuovo parametro nel dies a quo di decorrenza della prescrizione in materia di appropriazione indebita della “res” contabile da parte dell’amministratore di condominio, facendo decorrere tale momento non da quando si verifica la prima appropriazione, bensì da quando viene a mancare il presupposto che qualifica il possesso della somma da parte dell’amministratore.

Il panorama legislativo prima della riforma del 2012

La sostanziale lacunosità della normativa in materia di amministrazione condominiale anteriormente alla riforma del 2012 (Legge 11 dicembre 2012 n. 220, Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici), aveva fatto sì che alcune condotte ricorrenti nella gestione del condominio fossero ritenute lecite, come nel caso di confluenza delle somme riscosse dai singoli condomini sul conto corrente personale dell’amministratore o in un conto corrente comune a tutti i condomìni amministrati, ed aveva altresì comportato sempre maggiori disagi per i condomini costretti ad adire l’autorità giudiziaria per ripristinare la correttezza contabile. Per questo motivo, la Corte di Cassazione è stata spinta a pronunciarsi più volte in materia di amministrazione di condominio, ravvisando fattispecie di reato in determinate condotte non ancora espressamente sanzionate dal legislatore.

Casistica in materia di appropriazione indebita dell’amministratore di condominio

Il reato di appropriazione indebita, è stato così ritenuto non solo nel caso in cui l’amministratore si sottragga all’obbligo di restituire la documentazione contabile e le giacenze di cassa, ma anche in un’ipotesi di omissione di versamento dei contributi previdenziali in favore del portiere dello stabile, come affermato da Cassazione penale n. 41462/2010 e comunque in tutti quei casi in cui l’amministratore non sia in grado di giustificare un ammanco di cassa, benché esiguo (si veda a tal proposito Cassazione penale 36022/2011).

 Esiguità dell’ammanco di cassa

In quest’ultima eventualità, l’amministratore è perseguibile purché il basso importo dell’ammanco non faccia rientrare la fattispecie nelle disposizioni dell’art. 131 bis cp recentemente introdotto dal decreto legislativo 28/2015 in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, il quale dispone che per alcune tipologie di reati contraddistinte da una pena lieve, tra cui l’appropriazione indebita, la punibilità è esclusa in presenza di alcune circostanze tra cui l’esiguità del danno e la particolare tenuità dell’offesa.

Interversione del possesso come elemento costitutivo del reato

Presupposto di ogni condanna ai sensi dell’art. 646 cp, rimane comunque il verificarsi dell’interversione del possesso, ossia impadronirsi della cosa “uti dominus” a posto del legittimo possessore, senza che vi sia un valido titolo a sorreggere tale condotta, trasferendo in sede penale il concetto civilistico di possesso, che viene qui inteso come potere di fatto sulla cosa esercitato al di fuori della sfera di vigilanza di chi abbia sulla cosa un potere maggiore.