Atti persecutori Articolo 612 bis Codice Penale - Stalking

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita (1).

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici (2).

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all'articolo 612, secondo comma. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio (3).

(1) Comma modificato dall’art. 1-bis, comma 1, del D.L. 1° luglio 2013, n. 78, convertito dalla l. 9 agosto 2013, n. 94 e successivamente modificato dall'art. 9 comma 3 della L. 19 luglio 2019 n. 69.

(2) Comma modificato dall’art. 1, comma 3, lett. a), del D.L. 14 agosto 2013, n. 93 convertito dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119.

(3) Comma modificato dall’art. 1, comma 3, lett. b), del D.L. 14 agosto 2013, n. 93 convertito dalla l. 15 ottobre 2013, n. 119.
 
 
Testi per l'approfondimento

Il nuovo reato di atti persecutori (art. 612-bis), Franz Sarno, Giuffrè, 2010

Il nuovo reato di atti persecutori art. 612 bis

Stalking e atti persecutori, Alessandro Caldaroni, Edizioni Univ. Romane, 2009

Stalking e atti persecutori

Il delitto di atti persecutori, Domingo Magliocca, Primiceri Editore, 2017

Il delitto di atti persecutori

Stalking. Atti persecutori - art. 612 bis c.p., Alberto Davico, Salvatore Cardinale, Andreina Occhipinti, Pacini Giuridica, 2019

Stalking. Atti persecutori art. 612 bis c

Trattato di Diritto penale – Cybercrime, Cadoppi Alberto, Canestrari Stefano, Manna Adelmo, Papa Michele, UTET, 2019

Trattato di Diritto penale Cybercrime 687445

Lo stalking e gli atti persecutori nel diritto penale e civile. Mobbing, violenze, violenza domestica, Francesco Bartolini, La Tribuna, 2014

Lo stalking e gli atti persecutori nel diritto penale e civile. Mobbing violenze violenza domestica

 
 
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Atti persecutori: il fenomeno dello stalking

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Cassazione penale 46165/2019: Esistenza di un temporaneo ed episodico riavvicinamento tra vittima e persecutore

Nel reato di atti persecutori, il temporaneo ed episodico riavvicinamento della vittima al suo persecutore non interrompe l'abitualità del reato nè inficia la continuità delle condotte, quando sussista l'oggettiva e complessiva idoneità della condotta a generare nella vittima un progressivo accumulo di disagio che degenera in uno stato di prostrazione psicologica in una delle forme descritte dall'art. 612-bis cod. pen. (Fattispecie relativa ad atti persecutori commessi dal padre nei confronti della madre non convivente del figlio minore).

Cassazione penale 45376/2019: Necessità di specifica contestazione per le condotte persecutorie ulteriori

Al delitto di atti persecutori di cui all'art. 612-bis cod. pen., che ha natura di reato abituale, e cioè a condotta plurima, non si applica il principio, proprio dei reati permanenti, secondo il quale, nell'ipotesi di contestazione aperta, il giudizio di penale responsabilità dell'imputato può estendersi, senza necessità di modifica dell'imputazione originaria, agli sviluppi della fattispecie emersi dall'istruttoria dibattimentale; ne consegue che le condotte persecutorie diverse e ulteriori rispetto a quelle descritte nell'imputazione devono formare oggetto di specifica contestazione, sia quando servono a perfezionare o ad integrare l'imputazione originaria, sia - e a maggior ragione - quando costituiscono una serie autonoma, unificabile alla precedente con il vincolo della continuazione. (In applicazione del principio, la Corte ha escluso che la contestazione in sede cautelare di determinate condotte persecutorie, commesse dall'indagato nell'anno 2018, fosse preclusa dalla condanna di primo grado, riportata dal medesimo, nel 2019, per il delitto omogeneo in danno della stessa vittima, contestato con la formula "dal 2016 ad oggi").

Cassazione penale 36139/2019: Per la configurabilità del reato è sufficiente un solo evento alternativo

Ai fini della configurabilità del reato di atti persecutori è sufficiente la realizzazione anche di uno solo degli eventi alternativamente previsti dall'art. 612-bis cod. pen. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto rilevante, ai fini della configurabilità del reato, il perdurante e documentato stato d'ansia ingenerato dall'agente nella vittima).

Cassazione penale 27628/2019: Attribuzione in sentenza di una diversa qualificazione giuridica dell’evento contestato

In tema di atti persecutori ex art. 612-bis cod. pen., non viola il divieto sancito dall'art. 521 cod. proc. pen. la pronuncia con la quale il giudice d'appello, nell'ambito delle ipotesi, alternative ed equivalenti, previste dalla norma incriminatrice, qualifica l'evento del reato in termini diversi da quelli risultanti dalla contestazione o dalla sentenza pronunciata all'esito del giudizio di primo grado, non determinandosi in tal caso alcune limitazione del diritto al contraddittorio, ove l'imputato abbia potuto difendersi e contestare nel merito la qualificazione, anche con il ricorso per cassazione. (Fattispecie nella quale il giudice di secondo grado, proprio sulla scorta delle censure formulate dall'appellante, aveva accentuato il profilo dell'alterazione coatta della abitudini di vita della persona offesa, da considerarsi, peraltro, momento progressivo del perdurante stato d'ansia o timore, ritenuto dal giudice di primo grado).

Cassazione penale 26049/2019: Reiterata pubblicazione sui "social network" di contenuti della sfera intima della persona offesa

Integra l'elemento materiale del delitto di atti persecutori la condotta di chi reiteratamente pubblica sui "social network" foto o messaggi aventi contenuto denigratorio della persona offesa – con riferimenti alla sfera della sua libertà sentimentale e sessuale – in violazione del suo diritto alla riservatezza.

Cassazione penale 22475/2019: Rapporto con il reato di violenza privata

E' configurabile il concorso tra il delitto di violenza privata e quello di atti persecutori, non sussistendo tra di essi un rapporto strutturale di specialità unilaterale ai sensi dell'art. 15 cod. pen., dal momento che il delitto di cui all'art. 612-bis cod. pen., diversamente dal primo, non richiede necessariamente l'esercizio della violenza e contempla un evento - l'alterazione delle abitudini di vita della vittima - di ampiezza molto maggiore rispetto alla costrizione della vittima ad uno specifico comportamento, che basta ad integrare il delitto previsto dall'art. 610 cod. pen. (In motivazione, la Corte ha precisato che neppure impiegando il criterio della "specialità reciproca per specificazione" potrebbe pervenirsi all'assorbimento del delitto di violenza privata in quello di atti persecutori, sussistendo al più tra le due fattispecie astratte, in ragione di quanto detto, un rapporto di "specialità reciproca per aggiunta").

Cassazione penale 13800/2018: Fattispecie in tema di persecuzione amorosa

Integra la condotta del delitto di atti persecutori il reiterato invio alla persona offesa di "sms" con messaggi amorosi, ingiuriosi e minatori, veicolati anche a mezzo di plurime telefonate, nonché la divulgazione di filmati che la ritraggono in atteggiamenti intimi.

Cassazione penale 8538/2018: Ascolto da parte di un terzo di una telefonata in viva voce con il consenso di uno dei due interlocutori

Le intercettazioni, regolate dagli artt. 266 e segg. cod. proc. pen., consistono nella captazione occulta e contestuale di una comunicazione o conversazione tra due o più soggetti che agiscano con l'intenzione e con modalità oggettivamente idonee a escludere altri, attuata da soggetto estraneo alla stessa mediante strumenti tecnici di percezione tali da vanificare le cautele ordinariamente poste a protezione del suo carattere riservato; ne consegue che l'ascolto di una telefonata in viva voce da parte di un terzo, con il consenso di uno degli autori della conversazione, non è riconducibile alla nozione di intercettazione.

Cassazione penale 33842/2018: Reiterazione delle condotte di stalking

Integrano il delitto di atti persecutori di cui all'art. 612-bis cod. pen. anche due sole condotte di minacce, molestie o lesioni, pur se commesse in un breve arco di tempo, idonee a costituire la "reiterazione" richiesta dalla norma incriminatrice, non essendo invece necessario che gli atti persecutori si manifestino in una prolungata sequenza temporale.

Cassazione penale 10111/2018: Criteri di individuazione e di valutazione del cambiamento delle abitudini di vita

In tema di atti persecutori, ai fini dell'individuazione del cambiamento delle abitudini di vita, che costituisce uno dei tre possibili eventi alternativi comtemplati dalla fattispecie criminosa di cui all'art. 612 bis cod. pen., occorre considerare il significato e le conseguenze emotive della costrizione sulle abitudini di vita cui la vittima sente di essere costretta e non la valutazione, puramente quantitativa, delle variazioni apportate. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato la sentenza impugnata che aveva escluso rilevanza penale ai cambiamenti di vita imposti alla vittima, costretta, prima di uscire, ad ispezionare preventivamente dallo spioncino lo spazio comune condominiale antistante l'abitazione per evitare incontri con l'imputata e a controllare la cassetta delle lettere per proteggere il figlio minore dagli scritti osceni ivi inseriti, sempre dall'imputata.

Cassazione penale 3087/2017: Elementi costitutivi del reato contro familiari e conviventi

Le condotte vessatorie poste in essere ai danni del coniuge non più convivente, a seguito di separazione legale o di fatto, integrano il reato di maltrattamenti in famiglia e non quello di atti persecutori, in quanto i vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione permangono integri anche a seguito del venir meno della convivenza. (In motivazione, la Corte ha precisato che il reato previsto dall'art. 612-bis cod. pen. è configurabile solo nel caso di divorzio tra i coniugi, ovvero di cessazione della relazione di fatto).

Cassazione penale 39758/2017: Procedibilità d'ufficio del delitto di stalking

Il delitto di atti persecutori è procedibile d'ufficio se ricorre l'ipotesi di connessione prevista dal comma 4 dell'art. 612-bis cod. pen., da intendersi nel senso di necessaria interferenza fattuale ed investigativa tra il reato procedibile d'ufficio e quello di "stalking".

Cassazione penale 35588/2017: Non necessario indicare precisamente il luogo e la data di ogni singolo episodio

Ai fini della rituale contestazione del delitto di "stalking" non si richiede che il capo d'imputazione rechi la precisa indicazione del luogo e della data di ogni singolo episodio nel quale si è concretizzato il compimento di atti persecutori, essendo sufficiente a consentire un'adeguata difesa la descrizione in sequenza dei comportamenti tenuti, la loro collocazione temporale di massima e le conseguenze per la persona offesa.

Cassazione penale 35588/2017: cause di prescrizione del reato di stalking

Ai fini della prescrizione del delitto di "stalking", che è reato abituale, il termine decorre dal compimento dell'ultimo atto antigiuridico, coincidendo il momento della consumazione delittuosa con la cessazione dell'abitualità.

Cassazione penale 18646/2017: Per configurare lo stalking non si richiede l’accertamento di uno stato patologico

Ai fini della integrazione del reato di atti persecutori (art. 612 bis cod. pen.) non si richiede l'accertamento di uno stato patologico ma è sufficiente che gli atti ritenuti persecutori - e nella specie costituiti da minacce, pedinamenti e insulti alla persona offesa, inviati con messaggi telefonici o, comunque, espressi nel corso di incontri imposti - abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell'equilibrio psicologico della vittima, considerato che la fattispecie incriminatrice di cui all'art. 612 bis cod. pen. non costituisce una duplicazione del reato di lesioni (art. 582 cod. pen.), il cui evento è configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica.

Cassazione penale 54923/2016: Concorso con i reati di lesioni ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Il delitto di atti persecutori può concorrere con quelli di lesioni ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni, avendo oggetto giuridico diverso; ne deriva che l'aggravante dell'uso di armi può sussistere in relazione a ciascuno dei suddetti reati concorrenti, fermo restando che il relativo aumento di pena, qualora questi ultimi siano avvinti dalla continuazione, verrà applicato in relazione al reato più grave.

Cassazione penale 41665/2016: Condotte vessatorie poste in essere in costanza di separazione legale

In tema di rapporti fra il reato di maltrattamenti in famiglia e quello di atti persecutori (art. 612-bis, cod. pen.), il rispetto della clausola di sussidiarietà prevista dall'art. 612-bis, comma primo, cod. pen. rende applicabile il più grave reato di maltrattamenti quando la condotta valga ad integrare gli elementi tipici della relativa fattispecie; è, invece, configurabile l'ipotesi aggravata del reato di atti persecutori (prevista dall'art. 612-bis, comma secondo, cod. pen.) in presenza di comportamenti che, sorti nell'ambito di una comunità familiare (o a questa assimilata), ovvero determinati dalla sua esistenza e sviluppo, esulino dalla fattispecie dei maltrattamenti per la sopravvenuta cessazione del vincolo familiare ed affettivo o comunque della sua attualità temporale. Ne deriva che è configurabile il solo delitto di maltrattamenti in famiglia allorché le condotte criminose siano poste in essere in costanza di separazione legale.

Cassazione penale 38306/2016: Reiterazione delle condotte di stalking nell'arco di una sola giornata

È configurabile il delitto di atti persecutori anche quando le singole condotte sono reiterate in un arco di tempo molto ristretto, a condizione che si tratti di atti autonomi e che la reiterazione di questi, pur concentrata in un brevissimo arco temporale, sia la causa effettiva di uno degli eventi considerati dalla norma incriminatrice. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza che aveva affermato la sussistenza del reato in relazione a condotte tutte tenute nell'arco di una sola giornata).

Cassazione penale 28677/2016: La misura cautelare non deve specificare i luoghi oggetto del divieto

In tema di misure cautelari personali, è legittima l'ordinanza che dispone, ex art. 282-ter cod. proc. pen., il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa senza indicare specificamente i luoghi oggetto di divieto, in quanto la predetta individuazione deve avvenire "per relationem" con riferimento ai luoghi in cui, di volta in volta, si trovi la persona offesa, con la conseguenza che, ove tali luoghi, anche per pura coincidenza, vengano ad essere frequentati anche dall'imputato, costui deve immediatamente allontanarsi dagli stessi. (In motivazione, la S.C. ha precisato che, diversamente ragionando, si consentirebbe all'agente di avvicinarsi alla persona offesa nei luoghi non rientranti nell'elenco tassativo eventualmente definito dal giudice, frustrando così la "ratio" della norma, tesa alla più completa tutela del diritto della persona offesa di poter esplicare la propria personalità e la propria vita di relazione in condizioni di assoluta sicurezza).

Cassazione penale SSUU 10959/2016: Obbligo di notifica alla persona offesa ex art. 408, comma terzo bis, c.p.p. nel reato di stalking

La disposizione dell'art. 408, comma 3-bis, cod. proc. pen., che stabilisce l'obbligo di dare avviso della richiesta di archiviazione alla persona offesa dei delitti commessi con "violenza alla persona", è riferibile anche ai reati di atti persecutori e di maltrattamenti contro familiari e conviventi, previsti rispettivamente dagli artt. 612-bis e 572 cod. pen., in quanto l'espressione "violenza alla persona" deve essere intesa alla luce del concetto di "violenza di genere", risultante dalle pertinenti disposizioni di diritto internazionale recepite e di diritto comunitario.



Introdotto nel 2009 tra i delitti contro la persona

Il reato di atti persecutori, comunemente chiamato “stalking”, è inquadrato tra i delitti contro la persona. Introdotto con il D.L. 23.2.2009, n. 11, è stato recentemente novellato dal D.L. 1° luglio 2013, n. 78 convertito dalla l. 15 ottobre 2013, n. 119.

La natura plurioffensiva dello stalking

La natura plurioffensiva del reato colpisce sia la libertà morale della vittima che il suo stato di salute. La libertà morale va intesa come facoltà dell’individuo di autodeterminarsi; uno stato della persona che ha riverbero anche sulla sua incolumità individuale e la salute. La dottrina definisce la libertà morale come la "serenità psicologica" (Efficace la misura dell'ammonimento del questore, Cadoppi, Gdir, 2009, 19, 52).

Accanto ad essa è tutelato anche il bene giuridico rappresentato dalla salute psico-fisica della vittima, come dimostra il requisito del grave stato di ansia e di paura richiesto per configurare la fattispecie.

Sono rappresentati anche i beni giuridici della vita e dell'incolumità individuale, essendo la condotta dello stalker capace di ingenerare nella vittima un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto.

Non è indispensabile la lesione congiunta di tutti i beni giuridici tutelati dalla norma, ma è sufficiente che solo uno di essi venga leso per ravvisare l’offensività della condotta.

Timore per l'incolumità

Chiunque può essere agente del reato, come prevede l’art. 612-bis c.p., purché compia condotte reiterate, minacce o molestie in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di una persona cara, o da costringere la vittima ad alterare le proprie abitudini di vita.

Anche il soggetto passivo è un generico destinatario delle condotte tipizzate dal legislatore sebbene gli studi criminologici dimostrino che la tipologia prevalente di autori sia costituita da autori di sesso maschile legati alla vittima da precedenti rapporti (Trattato di diritto penale, Fiandaca, Musco, CEDAM).

Una serie di condotte ripetute nel tempo

Il delitto di atti persecutori ha natura di reato abituale a condotta plurima perché si concreta in una serie di comportamenti ripetuti nel tempo. Un riflesso è nel giudizio di penale responsabilità dell'imputato che può estendersi, senza necessità di modifica dell'imputazione originaria, alle condotte persecutorie diverse e ulteriori rispetto a quelle descritte nell'imputazione originaria.

Lo stalking altresì può definirsi avente natura giuridica di reato di evento a fattispecie alternativa, che viene ad esistere nel momento in cui si verifica l’esistenza di un nesso di causalità fra le reiterate condotte di minaccia o molestia e tre possibili conseguenze che possono coesistere o essere alternative tra loro. Pertanto, è un reato non di mera condotta ma a struttura causale poiché le condotte reiterate di minacce e molestie, da sole non integrano il reato se manca il verificarsi delle tre possibili conseguenze: il perdurante e grave stato di ansia o di paura; il fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona legata da relazione affettiva; l’alterazione delle proprie scelte o abitudini di vita.

Come afferma la prevalente giurisprudenza (ex plurimis Cass. pen., Sez. III, 7.3.2014, n. 23485) il delitto non è configurabile in presenza di un'unica, per quanto grave, condotta di molestie e minaccia, così come è irrilevante che, tra una condotta e l’altra, la persona offesa abbia avuto il desiderio di pacificazione con il persecutore (Cass. pen., Sez. V, 16.9.2014, n. 5313).

Il numero di condotte (minacce o molestie) richieste ai fini della integrazione del reato viene individuato di volta in volta dal giudice facendo riferimento al caso concreto (Comm. Dolcini, Marinucci, Valsecchi).

Autorevole dottrina ammette l’esistenza del tentativo, che si raggiunge con la prova della commissione, da parte del reo, di condotte aggressive ripetute nel tempo, idonei a provocare uno degli eventi richiesti per l’integrazione del delitto (Trattato di diritto penale, Fiandaca, Musco, CEDAM).

Sufficiente il dolo generico

Lo stalking è un reato a dolo generico, nel quale l’agente deve rappresentarsi l’evento quale conseguenza della condotta persecutoria reiterata volontariamente perseguita. L’agente non deve raffigurarsi il risultato della condotta, ma deve avere la consapevolezza delle precedenti azioni criminose come lesive dell’interesse protetto dalla norma.

Le aggravanti ad effetto speciale dello stalking

Può essere contestata, nel delitto di atti persecutori, l’aggravante dei futili motivi quando la determinazione criminosa sia mossa da uno stimolo lieve e sproporzionato rispetto alla gravità del reato commesso tanto da poter essere considerato un mero pretesto per lo sfogo di un impulso violento (Cass. pen., 13 dicembre 2019 n. 2726).

Le circostanze aggravanti speciali sono previste al 2° e 3° comma dell’articolo. Al secondo comma è previsto un inasprimento della pena per il preesistente rapporto di vicinanza con la vittima ovvero «se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici».

Il terzo comma prevede una circostanza aggravante ad effetto speciale nel caso in cui il delitto sia commesso in danno di un minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità (colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione).

Un'ulteriore circostanza aggravante ad effetto comune è prevista dall’art. 8, 3° co., D.L. 23.2.2009, n. 11, convertito dalla L. 23.04.2009 n. 38, per il caso in cui il delitto di stalking sia commesso da un soggetto in precedenza ammonito dal questore per condotte persecutorie in danno della stessa vittima.

Altri reati come elementi costitutivi

Le fattispecie penali maggiormente invocate per l’interpretazione della norma sono quelle che sanzionano le condotte, rispettivamente di minacce e molestie, residenti negli articoli 612 e 660 c.p.

Il delitto di atti persecutori presenta però una sostanziale differenzia dagli altri due che pure possono esserne un elemento costitutivo, perché si tratta di un reato ad evento di danno, mentre gli altri due sono reati di pericolo e non richiedono il verificarsi dell’evento.

Inoltre, il delitto di atti persecutori non assorbe quello di ingiuria, perché, mentre gli atti intimidatori rientrano tra gli elementi qualificanti della fattispecie, le ingiurie sono a questa estranee ed incidono su un bene della vita diverso (C. pen., Sez. V, 10.7.2014, n. 41182).

Parimenti, il delitto di atti persecutori può concorrere con quello di diffamazione, o di violenza privata, anche quando tali condotte rappresentino una delle molestie costitutive dello stalking, perché hanno oggetti giuridici diversi (C., Sez. V, 5.11.2014, n. 51718).

 

Cronaca

Rintraccia la ex grazie alla sua utenza: a giudizio per stalking

È stato un errore della società fornitrice di energia elettrica della donna a pregiudicare ogni sforzo di tenere lontano da sé l’ex convivente. Per cinque anni una donna di origini baresi era riuscita a nascondersi dall’ex violento dopo anni di persecuzioni arrivate al punto di rubarle l’identità su Facebook e l’email, e di minacciare amici e famigliari. Si era rifatta una vita al Nord, cambiando lavoro e casa. Ma il contratto del gas con il nuovo contratto è stato mandato per errore all’indirizzo email controllato dallo stalker che l’ha immediatamente raggiunta ed è stato denunciato per atti persecutori.

Primo caso di stalking condominiale

È vero che esiste una propensione allo stalking nei confronti degli ex conviventi ma è anche vero che i dispetti fra condomini possono raggiungere livelli tali da sfociare negli atti persecutori. Per questo è stato sanzionato un ultrasessantenne di Reggio Emilia che per tre anni ha reso impossibile la vita del vicino con furti di oggetti, lanci di cocci di vetro e chiodi per bucare gli pneumatici delle auto. Per ora l’anziano se l’è cavata con l’ammonimento del questore, al quale seguirà la condanna se non dovesse rispettare le prescrizioni

Il dramma della Ferilli, perseguitata da uno stalker

Ha raccontato agli inquirenti tutta l’angoscia di vivere sotto i riflettori con la paura di essere vittima delle attenzioni indesiderate di un uomo di 69 anni, che per cinque anni si è presentato tutti i pomeriggi a lei con un mantello o una rosa. Si giustificava dicendo di doverle sottoporre copioni, ma anche che era stato mandato dai “marziani” per “unirsi carnalmente a lei” e garantire la sopravvivenza dell’umanità. Il tribunale di Roma lo ha condannato a un anno di reclusione per stalking.

Arrestato per stalking l’ex inconsolabile

A febbraio giunge la notizia che un uomo di origini marocchine, mai rassegnato alla fine della breve storia d’amore con una ragazza emiliana, è partito da Fermo giungendo a Imola per implorare la sua ex. Solo che era mosso da un amore violento a dir poco, perché dopo le suppliche erano iniziate le minacce e anche i tentativi di introdursi a casa dalla finestra. Quando lo ha visto davanti alla porta del negozio, ha capito che doveva chiamare i carabinieri, che lo hanno arrestato e sottoposto a custodia cautelare in attesa del giudizio per stalking.

Giorgia Meloni e sua figlia terrorizzate dallo stalker

Ha dovuto cambiare le abitudini di vita per riuscire a dominare la paura e le attenzioni che le rivolgeva un malintenzionato molestatore. Ad aumentare la paura, il fatto che sua figlia di tre anni potesse cadere preda delle minacce che l’uomo per anni le ha rivolto via Facebook, dove insisteva a dire che la figlia era sua e che prima o poi sarebbe venuto a prenderla. A luglio scorso è stato arrestato e sottoposto a processo penale con l’accusa di atti persecutori nei confronti della leader politica romana.

 

Convegni e Seminari

La maschera e il volto dello stalking

L’associazione Artemisia Onlus ha organizzato nel 2015 un convegno di ampia portata dedicato all’analisi di comportamenti e conseguenze, sia in ambito sociale che giuridico, degli atti persecutori. Un excursus tra i modelli classificabili compiuto anche grazie agli avvocati che si occupano di tutelare le vittime e difendere gli autori del reato. Il progetto comprende la presentazione di Sportello Spasmos, un centro di ascolto, assistenza e sostegno alle vittime di violenza riconducibile al fenomeno degli abusi.

L'escalation degenerativa dal reato di stalking all'omicidio. Casi concreti della giurisprudenza penale e civile

Il convegno si è tenuto il 16 novembre 2018 presso la Federazione Marchigiana BCC ad Ancona. Accreditato con 3 crediti formativi per gli avvocati, l'evento prevedeva una serie di contributi specifici da parte di avvocati e tecnici del settore: dall'analisi del profilo psicologico degli stalker, agli aspetti giurisprudenziali dello stalking, alla fase di approccio alla vittima, agli ordini di protezione contro gli abusi familiari e l'accoglienza e l'autonomia delle vittime nelle case rifugio.

La violenza sulle donne: fenomeno silente che schiaccia le coscienze

Il Sindacato Italiano Appartenenti Polizia e il Comitato per le Pari Opportunità di Messina nel 2012 hanno organizzato un convegno sullo stalking nel corso del quale magistrati e docenti di diritto penale hanno messo a fuoco le varie tematiche soprattutto di origine giurisprudenziale, utili a dimostrare la preoccupante inversione di tendenza del reato che da atti persecutori degenera spesso in omicidio. Collabora ai contenuti l’Avvocato Giulia Bongiorno dell’Associazione Doppia Difesa.


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