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Casa-famiglia chiusa per Maltrattamenti

Casa famiglia di San Lazzaro chiusa per maltrattamentiNell’agosto del 2017 viene inaugurata una struttura di accoglienza per anziani a San Lazzaro di Savena. Una villetta circondata da alberi, un posto tranquillo e appartato sulle colline dell’entroterra bolognese. Il servizio che offrono è indispensabile, per le molte famiglie che non riescono a gestire autonomamente gli anziani.

Molti di loro, soprattutto quelli di età più avanzata, sono affetti da patologie che ne impediscono la deambulazione. Spesso hanno anche deficit cognitivi oltre a problemi di immobilizzazione.

È necessaria una assistenza specifica, continua, con strumenti non sempre reperibili dalle famiglie. Per questo motivo i residenti della zona si affrettano a chiedere ospitalità per i loro parenti bisognosi.

Multa per sovraffollamento

Dopo pochi mesi dall’apertura, arriva una multa perché la struttura contiene troppi ospiti rispetto a quelli consentiti dalle sue dimensioni. I carabinieri fanno i loro sopralluoghi e tutto quello che sembra necessario rilevare è solo un sovraffollamento degli spazi.

Tuttavia, la direzione della struttura non accoglie la diffida e continua ad ospitare più anziani di quelli per i quali godono dei permessi amministrativi. Ripartono le segnalazioni da parte del Comune e va nuovamente riaperto il caso.

I carabinieri ritornano dunque nella casa famiglia e questa volta non si limitano a rilevare un numero eccessivo di anziani.

Emergono particolari agghiaccianti sulle condizioni in cui erano tenuti i poveri anziani.

Alte quantità di farmaci sedativi 

Il titolare ha settant’anni, è stato infermiere all’ospedale Bellaria, viene dal bolognese, ed ha una soluzione molto particolare per reprimere le crisi degli anziani ricoverati. Vanno ridotti come degli zombie.

Per questo ai dipendenti, con la complicità di un medico di base compiacente, ordina di somministrare farmaci psicotropi e tranquillanti in dosi molto maggiori rispetto a quelle consigliate. In alcuni casi gli anziani vengono legati al letto per non disturbare i dipendenti durante la notte.

Due delle donne che lavorano nella struttura, una coordinatrice e una collaboratrice, hanno timore che queste dosi massicce di farmaci possano essere pericolose per gli anziani e protestano agli ordini del titolare.

Anche per questo caso il titolare ha una sua tesi e cioè che se l’ospite non dovesse sopravvivere alla somministrazione, pazienza, un rompiscatole in meno se campa, campa, se muore arrivederci.

Il titolare ha dalla sua parte una collaboratrice fidata, la sua compagna, che pianifica insieme a lui i trattamenti cui sottoporre i ricoverati.

Pur non avendo alcuna cognizione medica, egli cambia a suo piacimento le cure dei pazienti, decide quali medicine vadano somministrate e quali no, lega i pazienti ai letti per impedire loro di reagire, taglia i fili della corrente che collegano i campanelli, in modo che di notte non possano suonare e disturbare i dipendenti che dormono invece di vegliare.

Barbiturici, sonniferi e antidepressivi vengono versati nel caffè o nel succo di frutta per facilitare la loro assunzione. E se, nonostante i sonniferi e le cinghie che li assicurano al letto, qualcuno di loro riesce a ribellarsi, viene preso a sputi in faccia.

I famigliari dei ricoverati ignorano i maltrattamenti

Il costo mensile per ricoverare un anziano in questo ospizio-lager come è stato definito, oscilla tra i 1.500 e i 3.000 euro. I familiari pagano senza obiezioni perché gli stati mentali e fisici degli anziani ospiti spesso li rendono incapaci di raccontare i maltrattamenti.

Sembrano tenuti in buone condizioni e nei casi in cui emerge qualche ecchimosi o un lamento in più, è facile metterlo in relazione con una delle varie malattie di cui già soffrono.

Il titolare ha una risposta pronta su tutto, e una soluzione per ogni problema.

Un paziente entra in blocco renale a causa della quantità di sedativi che gli è stata somministrata; per evitare che i familiari possano accorgersene, egli pensa di bagnare il pannolone dell’anziano e far credere così che l’apparato urinario del signore funzioni alla perfezione.

Meno male che l’intervento dei carabinieri arriva prima che le conseguenze del blocco renale possano essere fatali per il novantenne.

Dalla prima diffida al sequestro

Nel settembre 2017 i Nas rilevano nella struttura la presenza di otto ospiti invece che sei. Il Comune di San Lazzaro diffida a regolarizzare il numero di ospiti.

Nel marzo 2018, il Comune invia nuova diffida di ridimensionamento. Rimasta inevasa anche la seconda diffida, il Comune ordina la sospensione delle attività e il pagamento di una multa.

A seguito degli ultimi controlli, la struttura è stata posta sotto sequestro.

Intercettazioni del personale della casa di cura

Il GIP che ha coordinato l’operazione, ha rilevato che agli anziani venivano somministrate benzodiazepine e altri farmaci per sedarli e veniva usato contenimento fisico.

Ai maltrattamenti, si aggiungerebbero aggravanti date dall’aver agito mossi dal motivo abietto di aumentare i margini di guadagno personale, derivanti dalla gestione della struttura.

Il Codacons chiede il varo di una legge che imponga l’installazione di apparecchi di registrazione e videosorveglianza nei luoghi sensibili per verificare le condizioni di assistenza ai pazienti e l’adeguatezza del personale in servizio.

La linea difensiva della direttrice 

La direttrice che coadiuvava il titolare nella struttura ha ammesso di aver sputato a uno degli anziani ospiti, come intercettato durante le indagini giustificandolo come un gesto difensivo dovuto all’esasperazione di un momento di particolare tensione derivante dal fatto che l'uomo avrebbe cercato di strapparle la sedia a rotelle su cui doveva sistemare un'altra paziente, che in quel momento stava sorreggendo con un braccio.

Ella nega di aver usato violenza nei confronti degli anziani ospiti della struttura, mentre ammette di avere aumentato il dosaggio dei sedativi con l'autorizzazione del medico, per calmare alcuni pazienti particolarmente agitati e di aver visto un paziente legato al letto senza il suo consenso ma per il suo bene, per evitare di procurarsi dei danni a causa dello stato di agitazione.

Il fine di lucro come scopo del trattamento

Secondo quanto rilevato dalle indagini coordinate dal PM e condotte dai Carabinieri di Bologna centro e dai Nas, gli ospiti del centro privato venivano sedati con farmaci psicotropi e tranquillanti e in alcuni casi legati al letto. Sottoposti alle indagini il titolare della casa famiglia, la coordinatrice e la collaboratrice anche per esercizio abusivo della professione sanitaria.

Il medico di base che si sarebbe dovuto occupare della cura sanitaria degli anziani ricoverati, è stato sospeso dalla professione con l’accusa di aver fornito in cambio di denaro i propri timbri e ricettari affinché il responsabile della struttura potesse approvvigionarsi di medicinali in autonomia e di aver delegato le sue funzioni sanitarie.

Le indagini sono iniziate nel mese di marzo 2018 dopo aver ricevuto alcune segnalazioni.

A causa dei danni fisici e psichici provocati con il contenimento fisico e la somministrazione di benzodiazepine oltre i limiti, le indagini potrebbero aggravare le posizioni degli indagati ai quali potrebbe essere contestato anche il reato di tortura oltre a quelli di maltrattamenti e lesioni gravi pluriaggravate.

Secondo gli inquirenti, la finalità della casa-famiglia era declinata alla volontà di ricavare il maggiore lucro possibile dalle altrui sofferenze, attraverso l’annientamento totale, meccanico e farmacologico degli anziani pazienti, così da limitare le residue capacità di azione

Infatti, per quanto emerso dalle intercettazioni e dai sopralluoghi, i pazienti non dovevano essere in condizione di dare fastidio e dovevano presentare minimi bisogni di accudimento. Per questo motivo venivano esercitate aggressioni terapeutiche funzionali al loro mero contenimento mediante costante somministrazione di farmaci e sedativi. 

Maltrattamenti aggravati, lesioni gravi ed abuso della professione sanitaria

I carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Bologna Centro e i Nas hanno effettuato il sequestro di una struttura di accoglienza per anziani a San Lazzaro di Savena applicando la custodia cautelare al titolare della struttura e gli arresti domiciliari alla direttrice e a una collaboratrice della struttura.

Le accuse contestate al titolare sono quelle di maltrattamenti aggravati da futili motivi in danno di persone di minore difesa e per aver agito con abuso del rapporto fiduciario, nonché di esercizio abusivo della professione sanitaria e lesioni gravi pluriaggravate. Alle due donne sono stati contestati i maltrattamenti.

Il medico di base che prestava assistenza interna è stato invece interdetto dal pubblico servizio e sospeso dalla professione per aver fornito, in cambio di denaro, timbri e ricettari da far usare in autonomia al responsabile della struttura.

Aprire una casa-famiglia è un iter semplice

La normativa di riferimento consente l’apertura di strutture di accoglienza per anziani senza grandi vincoli di carattere amministrativo. È sufficiente infatti presentare al Comune di competenza una dichiarazione di inizio attività, al pari dell’apertura di una qualsiasi attività commerciale.

Sarà poi il Comune che invierà organismi di controllo, in questo caso aderenti al servizio ASL di zona, per verificare la sussistenza dei requisiti di carattere igienico-sanitario prescritti dalla legge.

La giurisprudenza in tema di maltrattamenti ai ricoverati

In tema di maltrattamenti di persone affidate ad una pubblica struttura di assistenza e cura per persone anziane la giurisprudenza stabilisce che il reato ex art. 572 c.p. integrato dallo stato di sofferenza e di umiliazione delle vittime, può derivare anche da un clima generalmente instaurato all'interno di una comunità, quale conseguenza di vari e indistinti atti di sopraffazione contro le persone ivi ricoverate. Cassazione Penale, del 10 dicembre 2015, n. 7760.

Tags: Dir. Penale

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