Vittorio Sgarbi tra gli indagati per ricettazione di opere d’arte

Vittorio Sgarbi tra gli indagati per ricettazione di opere darteGino De Dominicis fu un artista del secondo dopoguerra indipendente da ogni avanguardia e corrente stilistica. Per sua stessa definizione, fu pittore, scultore, filosofo e architetto.

Bramoso di rendersi estraneo alle mode e alle catalogazioni, decise di dosare le sue apparizioni nel mondo dell’arte contemporanea e di rifiutare la pubblicazione di monografie perché riteneva che la fotografia non avesse la capacità di rendere l’emozione che un quadro genera dal vivo.

Nacque ad Ancona, dove muove i primi passi esponendo nella galleria d’arte paterna, ma è a Roma che trova la svolta e la maturità artistica.

Si accompagna ad un gruppo di pittori che trasforma l’espressione artistica in performances provocatorie e comincia a dedicarsi alla scultura e alle installazioni. Solo negli ultimi anni si concentra sulla pittura figurativa, ma senza rinunciare a inserire tematiche profonde e filosofiche come l’immortalità del corpo, la magia e la concezione del tempo.

Le sue opere vengono esposte presso le Gallerie di Roma ma ben presto sono acclamate da Biennali ed esposizioni internazionali, non solo artistiche in senso stretto ma anche cinematografiche.

L'Associazione si divide tra Archivio e Fondazione

Per conservare un patrimonio così importante, a Roma viene creata l’Associazione Gino De Dominicis, scissasi per dissapori interni, in Archivio e Fondazione.

La Presidenza di quest’ultima è assegnata al critico d’arte Vittorio Sgarbi e la vicepresidenza ad una signora, in passato assistente personale dell’eclettico artista. La Fondazione si occupa di tutelare l’immagine dell’artista marchigiano e di controllarne il mercato delle opere, certificandone valore e autenticità.

Ai collezionisti che si aggiudicano i lavori, a caro prezzo visto che il valore di un’opera di De Dominicis può anche superare i centomila euro ed è in costante rialzo sul mercato dell’arte contemporanea, viene consegnato un oggetto unico, sul qual è impressa la firma dell’artista.

Come ogni altra Fondazione del settore, quella intestata a De Dominicis si avvale di esperti inseriti nel mondo del mercato dell’arte, composti per lo più da galleristi, critici e mediatori commerciali. I primi mettono a disposizione le opere, i secondi ne devono stabilire l’autenticità tramite il giudizio di expertise, mentre gli ultimi hanno il compito di individuare collezionisti e case d’asta interessati all’acquisto e di curare la transazione.

L'affare della contraffazione di opere di De Dominicis

A quanto pare, però, non tutto si svolgeva in maniera così regolare, perché all’interno della Fondazione è stato individuato un affare da 30 milioni di euro in commercio di opere d’arte falsificate.

In essa sarebbero albergati esecutori in grado di imitare alla perfezione lo stile di De Dominicis, e di altri pittori minori, alle quali veniva apposto un falso sigillo di autenticità.

Le opere venivano poi collocate sul mercato grazie all’intermediazione di galleristi compiacenti, tra cui un conterraneo del pittore di cui fu intimo amico con tanto di gesta narrate in un libro. Una vera e propria gang, come è stata definita, che avrebbe messo in circolo montagne di false opere di De Dominicis.

L’affaire viene portato alla luce dopo che nel giugno del 2011, la cugina di De Dominicis ha diffidato la Fondazione a pubblicare nel catalogo della mostra monografica di Venezia curata da Sgarbi ben 60 opere di proprietà di un collezionista d’arte antica e contemporanea perché ritenute inattendibili e perché gli unici a poter legalmente certificare l’autenticità dell’opera sono gli eredi.

Naturalmente il collezionista, al quale sono state sequestrate le opere, è profondamente avvilito perché sicuro di avere acquistato, pagandole profumatamente, opere autentiche.

Come se non bastasse, gli agguerriti componenti dell’Associazione, intenzionati a proteggere l’integrità commerciale delle opere, hanno individuato nel catalogo della mostra veneziana – al di là dell’autenticità messa in discussione – errori concettuali che traviserebbero la personalità dell’artista.

Una situazione caotica che però, come afferma chi conosce bene la storia, nasce dalla stessa natura dell’artista, che era opera d’arte in sé.

Arresti domiciliari e sequestro delle opere

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e due divieti temporanei di esercizio dall’attività professionale a carico di quattro dei ventitré soggetti indagati per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e commercializzazione di opere d’arte contraffatte.

Nel novembre 2018 il GIP aveva disposto il sequestro di oltre 250 opere considerate contraffatte. Il 30 gennaio 2020 i Pubblici Ministeri della Procura di Roma hanno chiesto il rinvio a giudizio per gli indagati.

Sgarbi sostiene che non è mai esistito alcun falso delle opere

Al termine delle indagini svolte dai Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale, la Procura della Repubblica di Roma ha contestato i reati di associazione per delinquere, contraffazione di opere d’arte e ricettazione, dopo aver sequestrato duecentocinquanta opere ritenute false, ed aver individuato il laboratorio in cui i falsi venivano prodotti.

Tra gli indagati, Vittorio Sgarbi, al quale oltre alla ricettazione il PM ha contestato anche la violazione dell’articolo178 del codice dei beni culturali che punisce chi autentica opere o oggetti contraffatti, pur essendo a conoscenza della loro falsità.

Il noto critico d’arte si è difeso affermando che la Procura ha agito senza avere prove a disposizione e senza avere individuato i falsari. Aggiunge che non si conoscono falsi di De Dominicis e che quindi non può sussistere il reato. Ha dichiarato di voler procedere con una denuncia per diffamazione nei confronti del pubblico ministero che ha richiesto l’indagine.

Le fraudolente certificazioni di autenticità

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale – Sezione Falsificazione ed Arte Contemporanea – in un’indagine condotta su tutto il territorio nazionale, le persone indagate erano riuscite a immettere, nei canali leciti del mercato dell’arte contemporanea, numerose opere d’arte contraffatte, corredandole di fraudolente certificazioni di autenticità.

Presso i collezionisti sono state sequestrate oltre 250 opere ritenute contraffatte per un valore di oltre 30 milioni di euro, mentre in quello individuato come il laboratorio dove avvenivano le copie, hanno rinvenuto materiale atto alla falsificazione.

Tra i personaggi di spicco del sodalizio criminoso, come è stato definito dal Pubblico Ministero, emerge la Vicepresidente della Fondazione che verosimilmente avrebbe sfruttato le sue conoscenze delle tecniche pittoriche di De Dominicis, avendo collaborato a lungo con lui, per istruire il soggetto che materialmente realizzava le opere contraffatte.

Alla Vicepresidente e all’esecutore materiale delle opere, sono state comminate le misure cautelari degli arresti domiciliari, mentre ai galleristi che immettevano le opere in commercio, sono stati ordinati i divieti temporanei di esercizio dell’attività professionale.

Le perizie stipulate dalla Fondazione erano false, secondo il GIP, e questo sarebbe avvenuto per tutte le opere sequestrate durante le perquisizioni.

Rinvio a giudizio per reati del codice penale e del TU dei beni culturali

Il GIP ha chiesto dunque il rinvio a giudizio per gli indagati che saranno chiamati a difendersi nel processo per la vicenda dell’autenticazione di opere d’arte fasulle, alcune delle quali già vendute ai collezionisti.

Gli indagati dovranno rispondere dei reati di associazione per delinquere, contraffazione di opere d’arte e ricettazione nonché della violazione dell’articolo 178 del D. Lgs. 24 gennaio 2004, n. 42.

Gli adempimenti che garantiscono l'autenticità dell'opera d'arte

Per evitare di incorrere in spiacevoli conseguenze, un collezionista e più in generale un interessato all’acquisto, dovrebbe sincerarsi che l’opera sia accompagnata da adeguata certificazione dopo aver verificato la serietà di chi la vende.

Oltre al certificato di autenticità o di attribuzione, può essere utile a provare la provenienza dell’opera un catalogo ragionato dell’autore, uno storico dei vari proprietari, una perizia o expertise nonché il cosiddetto condition report sull’evoluzione dello stato dell’opera.

La contraffazione nell'antiquariato

Anche nel settore dell’antiquariato non è difficile imbattersi in casi di cronaca che si riferiscono alla ricettazione di beni di rilevanza storico-artistica rubati in Italia e commercializzati illecitamente in fiere di settore all’estero. Soprattutto, sono oggetto di esportazione opere trafugate da chiese e palazzi nobiliari, dal valore spesso a sei zeri.

Tags: Dir. Penale

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