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Anziana hater implora perdono al Presidente

Anziana hater implora perdono al PresidenteAd Eleonora Elvira Zanrosso, una signora bolognese di 69 anni, potrebbe costare molto caro qualche minuto di svago su Facebook.

Divisa tra nipoti e cucina, grande viaggiatrice, amante della pittura e degli animali, la vita di questa pensionata quasi settantenne non si limita però a queste attività tradizionali e domestiche.

Nonostante il livello di istruzione non sia altissimo, e non appartenga ad una generazione propriamente nativa digitale, la signora è una delle tante anziane che non rinunciano a trascorrere qualche ora sui social network.

Da quando i social network hanno dilagato tra i costumi degli italiani e anche le generazioni che sembravano più lontane dai progressi tecnologici hanno familiarizzato con smartphone e internet, il web è pieno di anziani che si dilettano a pubblicare post più o meno impegnati.

In alcuni casi prevalgono le passioni di una vita come la fotografia, le serie tv, il giardinaggio e allora i social network diventano una grande piazza dove apprendere e scambiare consigli e novità; in altri è l’interesse alla vita attuale che assume più consistenza e la politica offre sempre spunto per commentare i fatti del giorno. Capita però, forse pensando che il web garantisca immunità e anonimato per il solo fatto di restare dietro allo schermo del computer in casa nostra, qualcuno si lasci trasportare un po’ troppo nell’esprimere le proprie opinioni e i commenti degenerano in offese.

Molti anziani tra i leoni da tastiera

È proprio così che Eleonora Elvira Zanrosso, alla fine del mese di maggio 2018 ha voluto manifestare il proprio disaccordo sulla scelta del Presidente della Repubblica di non accogliere la nomina a Ministro dell’Economia di Paiolo Savona. Ignoriamo se la signora avesse un particolare interesse a che il Ministro fosse proprio quello respinto, o se si trovasse già prima in netta antitesi con la figura presidenziale di Mattarella, certo è che non ha esitato a scrivere un post su Facebook nel quale per stigmatizzare la scelta del Presidente, prendeva di mira la morte del fratello Piersanti, il presidente della Regione Sicilia ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980.

Divenendo a tutti gli effetti una cosiddetta hater, la signora ha sperimentato sulla sua pelle il destino di chi insulta e offende indiscriminatamente: a sua volta è stata presa di mira da chi la pensa diversamente e per arginare le reazioni è stata costretta a chiudere il suo profilo Facebook. Ma soprattutto, l’autorità giudiziaria non ha perso affatto tempo e si è subito mossa in direzione Bologna.

Per i delitti commessi in danno del Presidente della Repubblica la richiesta di procedere è irrevocabile

La Procura della Repubblica di Palermo inizia subito le indagini, nel corso delle quali gli indagati vengono chiamati a rendere interrogatorio davanti al P.M. incaricato. Nel caso in cui venga commesso un delitto di quelli che il codice penale definisce perseguibili a querela di parte, ai danni del Presidente della Repubblica, alla querela di parte si sostituisce la richiesta del Ministro della giustizia come dispone l’art. 127 c.p..

Per garantire imparzialità e rigore nell’azione penale, la richiesta è irrevocabile ai sensi dell’art. 129 c.p. e dunque a differenza della querela che è revocabile, la persona indagata di un delitto nei confronti del Presidente della Repubblica non ha alcuna chance di non essere sottoposta alle indagini.

Per l’indagato facoltà di presentare memorie e di essere sentito

In questo caso, il difensore dell’indagato conserva comunque la facoltà di presentare memorie e predisporre difese esattamente come in qualsiasi altro caso ordinario di indagine e pertanto in qualsiasi momento delle indagini può depositare all’indirizzo del P.M. memorie scritte in forma libera per illustrare i fatti e le eventuali circostanze attenuanti o scriminanti applicabili al caso, e assistere agli interrogatori cui è sottoposto l’assistito.

L’interrogatorio poi, può assumere una vera e propria forma di confessione qualora sia reso prima di essere convocati dalla Procura: tale situazione sarà valutata favorevolmente in sede di irrogazione della pena se l’indagato dovesse risultare colpevole.

Dai post su FB alla chiusura delle indagini

La deposizione al PM della signora Zanrosso ha assunto la natura di confessione perché, sapendo di essere indagata, si è recata accompagnata dal suo difensore presso gli uffici della Procura per rivelare le ragioni del suo gesto avventato.

Si è lasciata andare ad uno sfogo che si è concluso con la richiesta di grazia e la supplica del perdono rivolta al Capo dello Stato, al quale, ha dichiarato, vorrebbe andare personalmente a chiedere scusa.

L’inchiesta prosegue verso gli haters anonimi

Tuttavia, a dispetto del pentimento della Zanrosso,  la Procura ha chiuso le indagini con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tutti e 9 indagati.

L’inchiesta, coordinata dalla Digos, proseguirà verso altri trenta hater che hanno continuato a diffamare il Presidente della Repubblica attraverso i social, i cui profili dovranno essere identificati con la collaborazione delle autorità americane.

Rischiano quindici anni di carcere

Le indagini si sono concentrate sulle nove persone che hanno utilizzato i propri nomi e cognomi per lasciare i commenti sotto al post. Per chi ha utilizzato profili fake o anonimi, bisognerà aspettare l’arrivo delle informazioni d’oltreoceano.

Intanto, la Procura della Repubblica di Palermo chiude le indagini chiedendo il rinvio a giudizio nei confronti delle prime nove persone contestando i reati di attentato alla libertà ex art. 277 c.p., offesa all'onore e al prestigio del presidente della Repubblica ex art. 278 c.p., e istigazione a delinquere ex art. 414 c.p.

Una contestazione che potrebbe portare gli imputati, al massimo della pena, a dover subire una condanna fino a 15 anni di reclusione se il Giudice confermasse la decisione di aprire il processo.

Tags: Dir. Penale

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