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Blocca il traffico per fare bancomat: insulti al vigile intervenuto

Blocca il traffico per fare bancomat insulti al vigile intervenutoIl giudice monocratico del tribunale di Campobasso in data 27 settembre 2017 riconosce l’imputato colpevole del reato di oltraggio a pubblico ufficiale e, concesse le attenuanti generiche, lo condanna alla pena di mesi due di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali, con la sospensione condizionale della pena.

Condanna inoltre l’imputato al risarcimento del danno in favore della parte civile costituita. Il fatto risale al gennaio 2016 e riguarda un’offesa rivolta sulla pubblica via ad un maresciallo della Polizia Municipale di Campobasso che aveva contestato all’imputato il parcheggio della sua auto in sosta vietata, chiedendogli di spostarla.

Lascia l’auto in doppia fila per fare bancomat

È una fredda mattina di gennaio, nel 2016, e per le vie di Campobasso c’è un’auto condotta da un signore che deve fermarsi a prelevare i soldi dal bancomat. È titolare di un conto corrente postale e sta cercando un ufficio postale dotato di sportello.

Giunto in prossimità dell’ufficio postale, egli ferma la sua vettura e scende, mettendosi in fila insieme alle altre persone che devono effettuare un prelievo di denaro.

In quel preciso istante, dopo aver sbrigato alcune faccende all’esterno, il Maresciallo della Polizia Municipale di Campobasso si trova alla guida dell’auto di servizio e sta facendo rientro presso la sede del Comando di appartenenza. Arrivato all’altezza dell’ufficio postale, si trova incolonnato tra le altre auto in fila. Essendo fermo da un tempo che gli sembra un po’ più lungo del solito, si chiede il perché di quell’ingorgo. Decide allora di scendere dalla vettura e andare a controllare di persona.

Un maresciallo di ritorno al Comando si trova nell’ingorgo provocato dall’auto in divieto di sosta

A provocare l’ingorgo è una macchina parcheggiata in doppia fila, affiancata alla serie di automobili parcheggiate lungo il marciapiedi. La strada è stretta e le auto incolonnate non riescono a passare perché manca lo spazio per far defluire il traffico.

Il vigile inizia a chiedere a voce alta di chi sia la macchina che ostruisce il passaggio e gli viene indicato un individuo in fila davanti allo sportello del bancomat, che se ne sta tranquillamente in attesa del suo turno in mezzo alla gente, senza preoccuparsi dei clacson che stanno suonando all’impazzata.

Il maresciallo chiede conferma, non potendo credere che il proprietario del veicolo riesca ad ignorare tutto quel trambusto provocato proprio dalla sua auto a pochi passi da lui.

Alla richiesta di fornire le proprie generalità l’automobilista risponde insultando il maresciallo dei vigili urbani

Per tutta risposta, il proprietario gli risponde che non c’erano altri parcheggi disponibili, invitandolo veementemente e con qualche improperio di troppo, a non rompere le scatole e ad andare a fare multe da un’altra parte, magari in una di quelle zone più trascurate dove la sosta selvaggia è all’ordine del giorno.

Nonostante la sua funzione pubblica, testimoniata dalla divisa che indossa, il maresciallo viene apostrofato con frasi sprezzanti. Questo atteggiamento va punito, pensa il maresciallo, che si avvicina al signore brandendo il verbale delle contravvenzioni.

Chiede di fornirgli subito le generalità e di fargli vedere i documenti e però, anche questa volta, nessun timore reverenziale per il suo ruolo ma una serie di frasi irritate e il rifiuto di mostrare documenti e di rivelare nome e cognome. Anzi, gli viene addirittura chiesto di fornire il suo numero di matricola, per farlo oggetto di segnalazione presso il Comando competente.

Solo i rinforzi giunti in aiuto del maresciallo riescono a riportare ordine sulla strada

Impossibile desistere e lasciare la situazione senza soluzione. Il maresciallo decide allora di chiamare i rinforzi e nel giro di pochi minuti due agenti della polizia municipale che si trovano in pattuglia nelle vicinanze arrivano a dare man forte al loro collega. Messosi alle strette e accerchiato dalle forze dell’ordine, l’automobilista indisciplinato si vede costretto ad esibire i documenti e fornire le proprie generalità.

Nel frattempo il traffico ha ripreso a scorrere regolarmente perché all’interno dell’automobile parcheggiata in seconda fila si trova una passeggera, la moglie dell’automobilista. Ella, mentre suo marito sta discutendo con il vigile proprio perché si rifiuta di spostare la vettura, ne approfitta e mettendosi al posto di guida si allontana per trovare un parcheggio.

La versione dei fatti dell’automobilista

Per giustificarsi, l’automobilista dirà che il vigile lo aveva apostrofato con tono minaccioso e che prima si era rivolto a sua moglie che si trovava all’interno dell’auto usando modi inurbani, rivolgendosi a lei con espressioni inopportune. Solo all’arrivo degli altri vigili, accorsi a sirene spiegate, si era poi deciso ad esibire i documenti richiesti, avendo loro usato metodi più consoni al servizio espletato.

Rinvio a giudizio per oltraggio a pubblico ufficiale

L’imputato è tratto a giudizio a seguito di opposizione a decreto penale di condanna, per rispondere del reato di oltraggio a pubblico ufficiale ex art. 341 bis c.p. Il maresciallo si è costituito parte civile. Il giudice, revoca il decreto penale di condanna opposto e, accertata la regolare costituzione delle parti, dichiara aperto il dibattimento ed ammette le prove richieste dalle parti. Espletata l’istruttoria testimoniale, il giudice ammette le deposizioni dei testi appartenenti al Corpo di Polizia Municipale di Campobasso. Udite le conclusioni delle parti, il giudice emette sentenza di condanna.

Per la difesa gli individui che assistono al fatto devono essere generalizzati

La difesa dell’imputato eccepisce preliminarmente la nullità del decreto penale di condanna per omesso avviso all'imputato della facoltà di chiedere la sospensione del procedimento per messa alla prova nel termine perentorio per proporre l'opposizione. Nel merito, chiede l’assoluzione con formula piena dell’imputato.

La pubblica accusa insiste per la condanna dell’imputato quale responsabile del reato ascrittogli.

Condanna per il reato di cui all’art. 341 bis cp

Il giudice decide per la colpevolezza dell’imputato, ritenendolo penalmente responsabile del reato previsto e punito dall’art. 341 bis cp sulla scorta delle emergenze processuali. Ritiene infatti che l’istruttoria dibattimentale abbia pienamente dimostrato la colpevolezza dell'imputato.

In primo luogo prende in considerazione la testimonianza della parte civile che definisce puntuale, coerente e riscontrata dalle altre deposizioni testimoniali, in particolare da quelle rese dagli altri testi qualificati accorsi sul luogo a sostegno del maresciallo di polizia locale, costituitosi parte civile.

La versione dei fatti fornita dall’imputato è giudicata inverosimile

Al contrario, il giudicante non ritiene confermata la versione dei fatti rilasciata dall’imputato e dalla moglie.

Vengono valutati i seguenti elementi.

Innanzitutto l’imputato stesso ammette la sua presenza sul luogo dei fatti e ammette altresì che vi erano anche molte altre persone. L’imputato non fornisce però spiegazioni ragionevoli del perché il maresciallo avrebbe dovuto apostrofare con un termine ingiurioso la signora che si trovava in auto, pur trovandosi in pubblico e nello svolgimento delle sue funzioni di polizia, dunque in divisa, pur non avendo mai conosciuto prima tale signora e dunque escludendo ragioni di risentimento pregresse.

Significativo, a parere del giudicante, che la signora non abbia sporto denuncia contro il maresciallo, pur avendo a suo dire subito un fatto così grave come il sentirsi appellare come una donna poco di buono di fronte a tanti presenti, ed altrettanto significativo che invece suo marito abbia deciso di sporgere denuncia molto tempo dopo i novanta giorni richiesti per la ricevibilità della querela e solo dopo aver saputo di essere stato denunciato dal maresciallo per il reato in questione.

Molte circostanze confermano invece la deposizione della parte offesa

Inoltre, nel corso del dibattimento sono emerse circostanze valide a smentire le dichiarazioni rese dall’imputato.

Egli afferma di non aver mai ricevuto alcuna multa per contravvenzione al codice della strada – derivante dall’aver lasciato la sua vettura in sosta vietata – quando invece il relativo verbale è stato prodotto in giudizio dal Pubblico Ministero.

Egli afferma poi che la moglie era presente sul luogo dei fatti quando invece i due agenti di polizia municipale intervenuti a sostegno del collega maresciallo e che poi sono riusciti ad ottenere le generalità dell’imputato, hanno smentito la sua presenza.

Quanto alla qualificazione giuridica dei fatti come oltraggio a pubblico ufficiale, il giudicante ritiene l’esattezza della imputazione sulla scorta della indiscussa presenza di diverse persone, che si trovavano in fila per il prelievo di contanti allo sportello bancomat dell’ufficio postale.

Tale situazione non è mai stata infatti smentita nemmeno dall’imputato, che ha sempre pacificamente dichiarato che i fatti si erano svolti mentre era in fila allo sportello del bancomat.

Altrettanto indiscussa, la circostanza che davanti a tali presenti l’imputato si sia rivolto al maresciallo usando termini ingiuriosi.

Il giudice ritiene sussistente l’elemento materiale del reato

Pertanto, il giudice ritiene soddisfatti gli elementi materiali del reato ex art. 341 bis, ossia aver perpetrato i fatti offensivi ed ingiuriosi in presenza di più persone e in luogo pubblico o aperto al pubblico, come è la strada prospiciente l’ufficio postale cui è annesso lo sportello bancomat.

La pena viene comminata attenendosi all’articolo 133 del codice penale e concedendo la prevista diminuzione per l’applicazione delle circostanze attenuanti generiche. In considerazione di una pregressa condanna a pena detentiva per delitto sospesa, che non supera i limiti previsti dall’art. 163 cp pur se cumulata alla sanzione emessa in ragione del delitto in questione, il giudice applica anche in questa sede il beneficio della sospensione condizionale della pena. In aggiunta alla pena detentiva, il giudice condanna l’imputato anche al risarcimento dei danni in favore della parte civile costituitasi.

È sufficiente una generalità di soggetti non identificati per aversi oltraggio

Il fatto viene sanzionato come oltraggio a pubblico ufficiale, applicando la nuova configurazione dell’art. 341 bis che punisce chi arreca offesa all’onore e al prestigio di un pubblico ufficiale nell’espletamento delle sue funzioni.

Perché si abbia reato, è però necessario che i fatti si consumino in presenza di più persone, perché la lesione al decoro deve essere percepita da una pluralità di persone, anche se non individuate o meglio generalizzate.

La tesi del difensore dell’imputato, respinta, era invece proprio questa, ossia che non poteva esservi consumazione del reato perché i presenti, in fila allo sportello bancomat, erano rimasti senza identificazione e dunque individui astratti.

Agli automobilisti può costar caro inveire contro la polizia municipale 

Un caso simile si è verificato a Cesenatico, quando un cinquantenne, approfittando della confusione dovuta allo svolgimento della Notte Rosa, ha pensato di aggirare il traffico entrando in una strada interdetta alle auto da una transenna.

Il vigile che lo sorprende tenta di fermarlo per multarlo ma l’automobilista non solo non si ferma, ma lo insulta con un gesto davanti ai passanti. La vicenda si conclude con l’automobilista che per evitare il processo per oltraggio a pubblico ufficiale ha dovuto risarcire con mille euro l’ispettore oltraggiato e il Corpo della Polizia Municipale, denaro prontamente destinato in beneficienza.

Tags: Dir. Penale

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