Sentenza Cassazione n. 32871/2018 - no assegno di mantenimento per nuove famiglie anche di fatto
Cass. civ. Sez. I, Sent., (ud. 03-12-2018) 19-12-2018, n. 32871
In caso di separazione legale dei coniugi e di formazione di un nuovo aggregato familiare di fatto ad opera del coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento, si opera una rottura tra la pregressa fase di convivenza matrimoniale e nuovo assetto fattuale, con il conseguente riflesso incisivo dello stesso diritto alla contribuzione periodica, facendola venire definitivamente meno. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 19 dicembre 2018, n. 32871.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. GIANCOLA Maria Cristina - Presidente -
Dott. GENOVESE Francesco A. - rel. Consigliere -
Dott. MELONI Marina - Consigliere -
Dott. TRICOMI Irene - Consigliere -
Dott. IOFRIDA Giulia - Consigliere -
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso 11170/2015 proposto da:
M.R., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria Civile della Corte di Cassazione,
rappresentata e difesa dall'avvocato Romito Domenico, giusta procura in calce al ricorso;
- ricorrente -
contro
C.A., elettivamente domiciliato in Roma, Via Rodi n.32, presso lo studio dell'avvocato Monacelli
Mario (Studio avv. Chiocci Umberto), che lo rappresenta e difende, giusta procura in calce al
controricorso;
- controricorrente -
avverso la sentenza n. 26/2015 della CORTE D'APPELLO di PERUGIA, depositata il 14/01/2015;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 03/12/2018 dal cons. GENOVESE
FRANCESCO ANTONIO;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SORRENTINO Federico, che ha
concluso per il rigetto;
udito, per il contro ricorrente, l'Avvocato Cristina Ciufoli, con delega avv. Monacelli, che si riporta
per il rigetto.
Svolgimento del processo
1. - Con sentenza n. 26 del 2015 la Corte d'appello di Perugia, nel decidere sull'appello proposto
dal signor C.A. contro la moglie M.R., nel corso del giudizio di separazione personale dei due
coniugi, per quello che ancora rileva ed interessa, ha revocato l'assegno di mantenimento
corrisposto dal primo in favore della seconda in considerazione del fatto che risultava provata
(anche per mezzo di un certificato del Comune di Gubbio, estratto dal registro delle coppie di
fatto, tenuto da quel Comune "ad uso assegni familiari") l'instaurazione di una famiglia di fatto
da parte dell'appellata e dunque applicabile al caso la giurisprudenza di legittimità in tema di
assegno divorzile.
2. - Per la cassazione della sentenza la M. ha proposto ricorso con un articolato motivo.
2.1. - L'intimato ha resistito con controricorso e memoria illustrativa.
Motivi della decisione
1. - Con l'unico motivo di ricorso la ricorrente, ha denunciato: "Violazione della L. n. 898 del
1970, art. 5, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3".
1.1. - Ha in breve sostenuto la ricorrente che la Corte territoriale avrebbe errato ad escludere
l'assegno di mantenimento in ragione della prova di una sua convivenza more uxorio (che non
presenterebbe caratteri di stabilità ma avrebbe natura precaria) senza aver accertato e valutato
se, dalla nuova convivenza, la ricorrente ritraesse benefici economici idonei a giustificare la
diminuzione dell'assegno o, addirittura, la sua revoca.
1.2. - Ha chiesto, perciò, la riconferma del principio di diritto secondo cui: il diritto all'assegno
di mantenimento non può essere automaticamente negato per il fatto che il suo titolare abbia
intrapreso una convivenza more uxorio, influendo tale convivenza solo sulla misura dell'assegno
ove si dia la prova, da parte dell'onerato, che essa influisca in melius sulle condizioni economiche
dell'avente diritto.
1.3. - La ricorrente ha concluso con la richiesta di annullamento della sentenza impugnata, con
rinvio al giudice di merito.
2. - Com'è noto, la legge sul divorzio prevede che il diritto all'assegno venga meno se l'ex coniuge
beneficiario contragga nuove nozze (art. 5, comma 100, L. div.) ma nulla prevede, invece, per
l'ipotesi che l'ex coniuge "debole", in luogo del matrimonio, instauri una convivenza more uxorio,
sicchè si pone il problema di stabilire se, ed in che modo, una tale convivenza instaurata dal
coniuge beneficiario incida sul diritto all'assegno di divorzio.
2.1. - Superando precedenti assetti dell'elaborazione giurisprudenziale in riferimento all'assegno
divorzile, questa Corte ha, pochi anni addietro, affermato il principio di diritto secondo cui:
L'instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorchè di fatto,
rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase
di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la
riconoscibilità dell'assegno divorzile a carico dell'altro coniuge, sicchè il relativo diritto non entra
in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso. Infatti, la formazione di una famiglia di
fatto - costituzionalmente tutelata ai sensi dell'art. 2 Cost., come formazione sociale stabile e
duratura in cui si svolge la personalità dell'individuo - è espressione di una scelta esistenziale,
libera e consapevole, che si caratterizza per l'assunzione piena del rischio di una cessazione del
rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà post matrimoniale con l'altro coniuge, il quale
non può che confidare nell'esonero definitivo da ogni obbligo (Sez. 1, Sentenza n. 6855 del 2015;
successivamente confermato da Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 2466 del 2016).
2.2. - In sostanza, aderendo ai voti di una larga dottrina, la Corte nel richiamato precedente -
ha ritenuto che la causa estintiva prevista dalla legge (art. 5, comma 100, L. div.) andasse "letta"
estensivamente ricomprendendo in essa non solo il caso delle nuove nozze (con la conseguente
formazione di una famiglia fondata sul matrimonio) ma anche quello della formazione di una
famiglia di fatto, per quanto nata da una relazione non formalizzata, ma pur sempre tutelata sul
piano costituzionale (art. 2 Cost.).
2.3. - La parte più caratterizzante della decisione richiamata è costituita dall'affermazione del
principio dell'autoresponsabilità ossia dal rilievo della scelta esistenziale, libera e consapevole,
che comporta l'esclusione di ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l'altro coniuge, il quale
non può che confidare nell'esonero definitivo da ogni obbligo.
3. - Facendo seguito a tale nuova ermeneusi, la stessa Corte si è posta il problema (qui del tutto
identico) della sopravvivenza dell'assegno di mantenimento, fissato a carico del più forte (sul
piano redditual-patrimoniale) dei coniugi, non solo in caso di divorzio ma a seguito della
separazione coniugale, quando non vi sia stata ancora la completa recisione del legame
coniugale, potendo questo astrattamente, anche se sempre più raramente, secondo l'id quod
prelumque accidit - risorgere in base alla scelta ripristinatoria dei separati.
3.1. - Ebbene, anche in un tal caso la Corte ha risposto positivamente all'istanza di esclusione
dell'obbligo attraverso l'enunciazione del seguente principio:
In tema di separazione personale dei coniugi, la convivenza stabile e continuativa, intrapresa
con altra persona, è suscettibile di comportare la cessazione o l'interruzione dell'obbligo di
corresponsione dell'assegno di mantenimento che grava sull'altro, dovendosi presumere che le
disponibilità economiche di ciascuno dei conviventi "more uxorio" siano messe in comune
nell'interesse del nuovo nucleo familiare; resta salva, peraltro, la facoltà del coniuge richiedente
l'assegno di provare che la convivenza di fatto non influisce "in melius" sulle proprie condizioni
economiche e che i propri redditi rimangono inadeguati. (Sez. 1 -, Sentenza n. 16982 del 2018).
4. - Reputa la Corte di dover ribadire la recente conclusione interpretativa, ossia quella che,
anche in tema di separazione personale dei coniugi, la convivenza stabile e continuativa,
intrapresa con altra persona, è suscettibile di comportare la cessazione dell'obbligo di
corresponsione dell'assegno di mantenimento che grava sull'altro.
4.1. - Alla riaffermazione di tale principio, tuttavia, vanno poste le seguenti ulteriori precisazioni.
5. - Il fondamento della cessazione dell'obbligo di contribuzione deve esser individuato, per quel
che riguarda il divorzio ma anche la separazione personale, nel principio di autoresponsabilità,
ossia nel compimento di una scelta consapevole e chiara, orgogliosamente manifestata con il
compimento di fatti inequivoci, per aver dato luogo ad una unione personale stabile e
continuativa, che si è sovrapposta con effetti di ordine diverso, al matrimonio, sciolto o meno
che sia.
5.1. - Ovviamente, in caso di instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia,
ancorchè di fatto, si è rescissa ogni connessione "con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti
la pregressa fase di convivenza matrimoniale", poichè la nuova comunità familiare (per quanto
non basata sul vincolo coniugale) ha fatto venire definitivamente meno ogni presupposto per la
riconoscibilità dell'assegno divorzile a carico dell'altro coniuge, sicchè il relativo diritto ne resta
definitivamente escluso.
5.2. - Ma anche in caso di separazione legale dei coniugi, e di formazione di un nuovo aggregato
familiare di fatto ad opera del coniuge beneficiario dell'assegno di mantenimento,
indipendentemente dalla "risoluzione del rapporto coniugale" (per quanto - come si è già detto
- il suo esito si renda assai probabile) si opera una rottura tra il preesistente "tenore e modello
di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale" ed il nuovo assetto fattuale
avente rilievo costituzionale, in quanto espressamente cercato e voluto dal coniuge beneficiario
della solidarietà (in questo caso, ancora) coniugale.
5.3. - La ricerca, la scelta e il concreto perseguimento di un diverso assetto di vita familiare, da
parte del coniuge che pur abbia conseguito il riconoscimento del diritto all'assegno di
mantenimento, fa scaturire un riflesso incisivo dello stesso diritto alla contribuzione periodica,
facendola venir meno.
5.4. - Nè si alleghi la possibilità che i coniugi non divorziati possano (astrattamente) tornare a
ricomporre la propria vita a seguito di un (improbabile) ripensamento, poichè anche in un tal
caso l'assegno non rivivrebbe, ma tornerebbe a operare il precedente assetto di vita
caratterizzato dalla ripresa della convivenza, giammai tornerebbe a vivere il contributo che era
stato a suo tempo (e prima della operata opzione verso una nuova dimensione di aggregativa di
fatto) assegnato dal giudice.
6. - In conclusione il ricorso va respinto, dovendosi applicare il seguente principio di diritto:
Anche in caso di separazione legale dei coniugi, e di formazione di un nuovo aggregato familiare
di fatto ad opera del coniuge beneficiario dell'assegno di mantenimento, indipendentemente dalla
"risoluzione del rapporto coniugale" (assai più che probabile) si opera una rottura tra il
preesistente tenore e modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale
ed il nuovo assetto fattuale avente rilievo costituzionale, in quanto espressamente cercato e
voluto dal coniuge beneficiario della solidarietà (in questo caso, ancora) coniugale, con il
conseguente riflesso incisivo dello stesso diritto alla contribuzione periodica, facendola venire
definitivamente meno.
7. - Le spese seguono la soccombenza e si regolano come in dispositivo.
P.Q.M.
Respinge il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di questo grado che liquida
in complessivi Euro 3.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori di
legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto non della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Dispone che, ai sensi del D.Lgs. n. 198 del 2003, art. 52, siano omessi le generalità e gli altri
dati identificativi, in caso di diffusione del presente provvedimento.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Prima Civile della Corte di
Cassazione, il 3 dicembre 2018.
Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2018